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  1. Lorenzo Gasparrini at |

    Il senso è che se, come accade molto spesso, i passi decisivi verso i “diritti civili” ce li aspettiamo dall’autorità sua sponte, stiamo freschi, soprattutto in Italia. Sul sempre meglio sono d’accordo, come detto, ma non va dimenticato che si tratta del solito “contentino” politico e che si dovrebbe ambire a qualcosa di più che accontentarsi. Senza tenere conto che ci sono alcuni diritti ancora del tutto non tutelati e lì c’è poco da accontentarsi (aborto, fecondazione eterologa, etc. etc. per esempio).
    Il “meglio di niente” non può diventare l’obiettivo politico, altrimenti il risultato sarà il niente.
    Dàje.

  2. feminoska at |

    Se il testo fosse mio, potrei ribattere in maniera puntuale, ma così non è. A me è piaciuto ed ho deciso di tradurlo, ma la mia personale lettura è molto diversa dalla tua. Intanto non posso esimermi dal farti notare che il posizionamento rispetto al potere e alla sessualità di una donna bianca quale tu sei, non è lo stesso di una donna di colore, o perlomeno di quella donna che ha scritto il pezzo. Se c’è della verità in questo pezzo, e io credo che vi sia, immagino valga la pena di essere ascoltata. Tu sei quello che sei, lei è quello che è: non prenderei quello che dice come un “messaggio alla popolazione femminile mondiale”, io non l’ho vissuto così, ma sicuramente è un messaggio che a certe persone arriva. Ed è un messaggio che stimola tante domande, che a me interessano di più delle risposte, soprattutto delle risposte che si presumono verità universali.

  3. Luca at |

    Hai fatto benissimo! 🙂
    E grazie ancora per l’aiuto!

  4. feminoska at |

    Però, frantosta, non tutt* vogliono o possono essere nominatE. E che il 99% faccia una cosa, non significa nulla, altrimenti di che stiamo parlando qua?

  5. feminoska at |

    E sì che le affrontiamo tutte, non ti preoccupare… ti pare che qui si parli solo di grammatica e sintassi?
    Nel ‘movimento’ in effetti non ci sopportano, molt* ci amano, il che è di gran lunga preferibile 🙂
    Va bè, dai, la pena quanto sarà durata, 5 minuti di lettura del post? Puoi sopravvivere, dai!

  6. frantic at |

    Non credo di poter dire come dovrebbe essere l’anarchico giusto, di discorsi prescrittivi se ne fanno fin troppi in ambito militante. Per quanto riguarda le altre risposte: faccio del mio meglio per elaborare, ma alcune riflessioni credo possano scaturire soltanto dall’elaborazione collettiva. Cosa che da solo temo proprio di non poter determinare.

  7. Serbilla Serpente at |

    Grazie per il tuo commento SLITMOA.
    Mi dispiace per quella ragazza. Invadere con i nostri corpi grassi (grasso, magro, smilzo, sovrappeso non sono insulti ma la descrizione di una corporatura, chi li usa come tali ha un problema) gli spazi da cui vogliono tenerci fuori, anche questo è un esempio che possiamo dare e seguire, con i nostri tempi e secondo le nostre possibilità.

  8. Lorenzo Gasparrini at |

    Prima leggili, però – non sono tutti da buttare via. Credo. Spero.

  9. Lorenzo Gasparrini at |

    Bene Jackie, abbiamo stabilito che non capisci molte cose.
    Basta parlare di reciprocità per averla davvero espressa, voluta, costruita?
    Non c’è differenza tra arte e tecnica? E non c’è maschilismo nel normalizzare uno strumento di potere maschile?
    Dovrei lasciarle dire quello che vuole senza criticare solo perché una testata “intellettuale” la lascia straparlare di quello che – basta documentarsi un po’ – non sa e non capisce nulla?
    Non è mica obbligatorio essere d’accoro con noi.
    Però ci piace chiamare le cose col loro nome.

  10. Lorenzo Gasparrini at |

    Non so Jackie, probabilmente è un mio limite, ma “gli Scimpanzè sono patriarcali e i Bonobo matriarcali” non è un fatto allo stesso modo della differenziazione sessuale: è un giudizio culturale.
    Per quanto riguarda le parole di Nappi, anche qui non so che risponderti, se non che i suoi argomenti sono pari pari gli argomenti del maschilismo. Ciò che lei propone è la fine del “problema” sessuale grazie al soddisfacimento di tutti i desideri maschili così come sono, dato che il potere lo avrebbero le donne. E come lo vuoi chiamare, se non maschilismo? Forse lei è solo ignorante e ipocrita (problema suo e di chi la legge su MicroMega), ma il risultato è quello. Leggi, per l’appunto, quel suo post sui pompini e il violino.

  11. Lorenzo Gasparrini at |

    Jackie, beh, io non capisco cosa posse essere un “fatto evolutivo” prima che una cultura me lo dica. Esistono “fatti evolutivi” in sé? Non credo, finché una cultura non me li indica come tali. E gli conferisce un particolare valore.
    Io credo che il problema con le parole di Nappi sia che è lei ad appiattire ogni cosa. Non si accorge – per seguire il tuo esempio – che tutta quel sedicente “esperimento” manifesta valori e assunti sessisti e patriarcali: come è condotto, la domanda posta, gli stereotipi che assume come semplici dati, il valore (anche morale) delle risposte raccolte.
    Il tutto facendo finta che sia qualcosa di scientifico.

  12. Serbilla Serpente at |

    L’unica cosa con la quale sono in disaccordo è che Valentina Nappi la pensi così perché fa la porno attrice, come viene suggerito in un passaggio. Nappi è maschilista per sua personale visione, non per il mestiere che fa. Molte porno attrici e registe non sono affatto maschiliste e svolgono questo mestiere cercando, anzi, di correggere quest’ottica (di ampliare le narrazioni) che, molto spesso, si riscontra nel porno più commerciale.

  13. Serbilla Serpente at |

    Ma perché invece di approfittare dell’occasione per ragionarci su ti metti a fare l’offesa? (di persona offesa.)
    Bah.

    P.S.
    I nomi che finiscono per “a” non sono automaticamente femminili!

    http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera

    http://www.firenzepost.it/2014/10/17/sindaca-assessora-chirurga-ingegnera-la-lingua-italiana-cambia-verso/

  14. Lorenzo Gasparrini at |

    E perché farti il favore di insegnarti qualcosa gratis?
    Tranquillo, entro lunedì tolgo tutto – stai benissimo così.
    Mi raccomando, continua a non informarti su cosa sia il sessismo linguistico – e non sapere cosa sia un poràccio.

  15. Lorenzo Gasparrini at |

    Capito? Mi dipiace per chi ce li ha spesi, davvero.

  16. Lorenzo Gasparrini at |

    🙂

  17. frantic at |

    Donna Imma è interpretata da Maria Pia Calzone, Luca non ne ho idea e non lo vedo da nessuna parte. Ho cercato nella lista “onnicomprensiva” del cast ma non lo trovo.

  18. Serbilla Serpente at |

    “probabilmente il termine “antimaterno” non aiuta”

    Sono giunta alla conclusione che questo termine sia stato una scelta infelice già nel testo originale, per una pura e semplice questione di “percezione semantica”. “Antimaternal” si trova nell’originale in castigliano e, quando l’ho tradotto, ho anche pensato di farlo con un “contro-materno”, forse il discorso sarebbe apparso meno “oppositivo” con questa parola. La decisione di mantenere il prefisso “anti” deriva dal fatto che in esso contiene già, anche, l’informazione di “il contrario di”, che sarebbe stato palese in “contro-materno”, cioé un discorso che sovverte quello imperante della maternità, non che si oppone alle persone che generano figli. Così non mi è sembrato necessario cambiarlo, visto che lo usa anche l’autrice.
    Per il significato di “anti”: http://www.accademiadellacrusca.it/en/italian-language/language-consulting/questions-answers/prefisso-prefissi-anti
    Questo termine è stato all’origine di alcune violente reazioni anche nel contesto linguistico di partenza.
    La scelta era tra mediare il significato generale del testo, tradendo la scelta linguistica dell’autrice, e tenere il registro e il lessico della stessa, mantenendo il medesimo rischio di fraintendimento. Ho scelto la seconda perché non me la sentivo di fare l’esegeta, mi sembrava e sembra sbagliato.

    🙂 volevo specificarlo.

  19. akarho at |

    Ah! Per inciso mi trovo molto d’accordo con Baba nel dire:
    «(…) troverai migliaia di anni di oppressione patriarcale a promuovere la maternità e a fondare la denigrazione delle donne esattamente su quella, allo stesso modo in cui promuove la seduttività per poi chiamare tutte “puttane”(…)».

    E credo che “femminismo” sia proprio ragionare contemporaneamente sulle diverse forme di oppressione: dall’imposizione della maternità all’ imposizione di seduttività passando per qualsiasi “desiderio imporsto” (termine usato già dal primo femminismo proprio in relazione alla matrernità se non sbaglio, ma come dicevo la teoria arriva fino ad un certo punto).

    Ripeto, per me lo strumento migliore non è “schierarsi contro” ma promuovere narrazioni diverse, mettere a tema la “naturalità” presunta e rideclinare il tutto in direzione dell’autodeterminazione consapevole di ogni scelta. (…)
    😉

  20. akarho at |

    =) feminoska probabilmente il termine “antimaterno” non aiuta. Poi magari dipende dal contesto in cui si vive, ad esempio io probabilmente conosco molte più femministe che non scelgono la maternità e che sono piuttosto vicine alle posizioni dell’articolo qui. Non frequento molte femministe in fissa con la maternità. Ovviamente non è un caso che io frequenti più un ambito che un altro.
    Sicuramente ci sono femministe che “romanticizzano” la maternità, non saprei dire se sono maggioritarie, credo che dipenda anche dal tipo di femminismo vissuto.
    Ripeto: qui dalle mie parti -per fortuna- non è così.

    Per questo dico, che le “teorie” lasciano un pò il tempo che trovano. Su questi argomenti le teorie spostano poco, secondo me. Ritengo più efficaci le narrazioni, come ho detto. E non si tratta di far rientrare dalla finestra ciò che si butta fuori dalla porta, almeno non è quel che mi interessa fare.
    Proprio per niente e immagino che lo sai. Sai che la mia visione della maternità è critica, per usare un eufemismo.

    Quindi per me è pacifico non voler figli e l’allargamento della discussione lo propongo proprio per questo e perchè ritengo che problematicizzare “la naturalità” sia la cosa più utile anche per ridimensionare quella romanticizzazione di cui sopra.
    Proporre un “discorso antimaterno” porta a polarizzare, quando davvero serve un cambiamento concreto di prospettive, secondo me. Per questo non ritengo di andare OT spostando un pò la sguardo, anzi spero di offrire strumenti utili ad una critica radicale della “maternità” ripensando totalmente il suo significato legandolo alla concretezza delle esperienze e non ai miti che la sostengono.

  21. feminoska at |

    Ciao Rho, io noto che ogni volta che rimettiamo in giro questo articolo gli animi si scaldano… un po’ a sproposito. Quello che la Gimeno sostiene non è che le donne che scelgono la maternità vanno messe al rogo (anche perché lei stessa è madre, tra l’altro), ma solo e semplicemente che le donne che decidono di non avere figli@ non possono ancora vivere questa scelta serenamente, senza scontrarsi con giudizi e pregiudizi di lunga data. Non facciamo l’errore, come mi pare di leggere in qualche commento precedente, di scambiare i contesti protetti, femministi e transfemministi, per il contesto generale, che al di fuori di tali “isole” è ancora fortemente giudicante in merito alle scelte riproduttive di ognun@. In merito alle tue proposte di ripensamento delle pratiche politiche, mi pare assolutamente un discorso interessante e condivisibile, ma forse non in calce ad un post che chiede invece di non giudicare le persone che non hanno intenzione di dedicarsi alla cura di chicchessia. Insomma, ogni volta che parliamo di non-maternità siamo sommerse di commenti pro-maternità e pro-cura che fanno rientrare dalla finestra quello che abbiamo volutamente buttato fuori dalla porta… direi che bisognerebbe riflettere un bel po’ su queste dinamiche!

  22. akarho at |

    Dopo di che, forse più che teoria sono utili narrazioni positive delle scelte childfree.
    Non è necessario contrapporsi. Ci si contrappone perchè ci si difende.
    Io ho smesso di “difendere” le mie scelte con chi non ci vuole sentire, è tempo perso.

    Passiamo oltre, andiamo fiere per la nostra strada anche insieme alle altre, che -come sapete- non tutte mozzicano o saltano su nel sentire che di figli non se ne vuole sapere. Per fortuna. Costruiamo alleanze femministe mothermonsterqueer con altre narrazioni e ridiscutendo la “naturalità” di concreto.

  23. akarho at |

    Ups! Rileggendo ci sono un pò di refusi. =/

  24. akarho at |

    Uno dei “problemi” è l’approccio “naturalistico”, credo.
    Se si fosse in grado di pensare la genitorialità con un progetto pedagogico, questo si potrebbe condividere, penso anche con molto piacere.
    Purtroppo rispetto all’educazione si danno per scontate molte cose, quindi spesso non si “pensa” prima a molti dettagli che sono poi dirimenti nella condivisione di un ruolo. Quale atteggiamento pedagogico assumere? Quale alimentazione? Quali scelte rispetto alla scuola, alla televisione, ai giochi. Quale esposizione e in che tempi rispetto al mondo, alle notizie? Chi si occupa di cosa? Quale tipo di responsabilità si prende? In che modo decidiamo di “filtrare”? Tutte questi aspetti sono spesso fonte di conflitto.
    La genitorialità condivisa è una roba complicata, se non si chiariscono i desideri e le aspettative reciproche, la divisione di compiti e ruoli. Soprattutto se si da per scontato che le cose “vengono da sè” “naturalmente”.
    E’ auspicabile in genere promuovere una progettualità di condivisone.
    E se non si parte certo non si arriva mai.
    E entrare consapevolmente “a corsa iniziata” è un’opportunità per tutti di mettersi in gioco, ripensare al percorso e calibrare il tiro.

  25. Serbilla Serpente at |

    🙂 -maternità +solidarietà e inclusività

  26. Serbilla Serpente at |

    Se non mi dovessi sorbire ogni volta interrogatori e prediche al fine di scoprire dove sono “rotta”, dato che non sono e non ho interesse a diventare madre, sarei più che felice di uscire da questa contrapposizione. Il discorso di Beatriz Gimeno evidenzia che anche per le femministe è un tabù ammettere di essere cattive madri, ammettere che sarebbe stato meglio non avere figli, è un indicibile. Dire “sto proprio bene senza figli, sono felice!, risveglia i mostri, ti becchi due tipi di atteggiamento o la compassione o il disprezzo.

    Posso mettere sul piatto il desiderio di non-maternità, mentre nella quotidianità non mi sottragggo né nella cura né nel sostegno. Ma siamo sicur@ che le mamme vogliono ripensare la genitorialità e vogliano condividere la responsabilità?

  27. akarho at |

    Sull’argomento c’è molto da dire, ma non ho tempo ed energie ora.
    Quindi contribuisco in sintesi.

    Se iniziassimo a pensare noi in termini non di “maternità” ma di genitorialità o di cargivers, se preferite?

    Altro punto è: ovviamente mi sta più che bene la scelta di non riprodursi, anzi questo è un tema su cui non riesco di solito a “farmi i fatti miei” e sostengo fortemente tale scelta. Ma con quelle che hanno minori di cui prendersi cura come ci relazioniamo?
    Io credo sia importante mettere a tema la condivisione di responsabilità, ripensando radicalmente la questione. Forse riproporre una sorta di schieramento si/no è un pò “riduttivo” e sopratutto non si va molto lontan*.
    I minori ci sono, le figurre di riferimento pure, se l’unico discorso che si fa è “si vs no” ci perdiamo un territorio fondamentale per ripensare pratiche politiche a partire da sè che promuovono un cambiamento radicale.
    Allora mi viene da dire
    -maternità +solidarietà e inclusività

  28. feminoska at |

    D’accordo con te rho 🙂 Allora non mettiamoci a fare tutte queste retoriche…

  29. akarho at |

    Secondo me la logica di fondo è semplice: serve far figliare perchè serve qualcuno/a da sfruttare.

  30. feminoska at |

    ciao Agnes, in realtà questo articolo è una summa di specismo, razzismo, atteggiamento paternalistico che lo rende davvero unico. Quella frase, più che farmi montare la scimmia è stato il punto nel quale l’autore, che ‘finge’ pacatezza nelle argomentazioni – che poi un tono pacato può nascondere grande violenza in ogni caso – si svela per quello che pensa davvero dei cani: e allora, o non crede a quello che ha detto poco prima (del 90% di dna condiviso, dei sentimenti, l’affetto che ci accomunano ai cani, ecc.ecc) o se ci crede, allora semplicemente non gliene frega niente. E cioè pur riconoscendo ai cani agency, emozioni e sentimenti, li tratta come ‘cose’ solamente perché, nella sua posizione di dominatore, può farlo. Ogni altro commento è superfluo!

  31. Serbilla Serpente at |

    Ciao zil, sì l’abbiamo visto e faceva pena.

  32. feminoska at |

    Cara Jinny, vorrei avere la risposta giusta alle domande che mi poni! Per me (e per noi del collettivo), al momento attuale, puntualizzare è necessario e utile. Utile ad insegnare, anche a* dur* d’orecchi, il significato che sta dietro a certe parole. Il linguaggio è in questo senso non solo un mezzo di comunicazione ma anche un mezzo attraverso il quale dare forma a nuove realtà, ne siamo fermamente convint*. Necessario per smascherare quelle parole all’apparenza innocue, o addirittura dalle connotazioni ‘positive’ che invece sono specchietti per le allodole che hanno sinceramente stufato. Capisco la frustrazione, che è la stessa che mi ha portato a scrivere, di getto, questo post. L’avvicinarsi dell’otto marzo mi ha fatto provare emozioni ancora più problematiche! Riscattare il termine femminismo è un’impresa dall’esito non scontato, ma che non può essere lasciata perdere… come dimostra il mio post e il tuo commento! E’ così, possiamo solo dare il nostro piccolo contributo, ma anche se piccolo, che almeno sia radicale e coerente!

  33. feminoska at |

    Ciao IJ,
    ti ringraziamo per aver posto quelle classiche domande che, per quanto possano sembrare ovvie e logiche, sono frutto di scarsa riflessione e conoscenza dei problemi a monte della situazione descritta dal post. In merito alle domande possiamo risponderti che:
    1- la conciliazione è un mostro in quanto si inserisce in un discorso che non va a scardinare l’idea che la ‘maternità’, anche quando voluta, dovrebbe inserirsi in un quadro più complesso che si chiama sia ‘genitorialità’ che ‘welfare’… il che significa che una donna, che è anche madre, non ha bisogno di conciliare i due ruoli, o non solo, ma anche di smarcarsi, per un tempo ragionevole, del suo ruolo di madre, che non può né deve diventare il 100% della sua esistenza a tempo indeterminato. Se la conciliazione non investe anche i padri, ma più in generale, un sistema che sostiene le persone per poter avere spazi di tempo a loro dedicati anche quando nasce un bambin*, la conciliazione diventa per le donne niente più che una gabbia dorata.
    2- mi pare esista ancora il diritto di critica ed esprimere una critica non è mai stato lesivo dell’autodeterminazione di alcun*. Dichiararsi contro l’aborto e per la ‘famiglia naturale’ invece, in base ad un proprio credo religioso, e connotando in maniera personale una questione politica in sede di incarico istituzionale, è già un buon precedente per ledere l’autodeterminazione di tutte le donne.
    3- La critica non è sulla presenza o meno delle donne, ma sulla qualità delle donne scelte. Come spieghiamo nell’articolo in maniera esaustiva, sono i pensieri, le politiche, e non l’appartenenza al genere che definiscono se le politiche saranno o meno a favore delle donne. Questo è chiaro se si adotta un approccio intersezionale, che guarda alle connessioni tra genere, razza e classe che complicano il quadro semplicistico dell'”è donna perciò più attenta alle questioni delle donne di un uomo”. Questo non è per forza vero, difatti esistono uomini assolutamente più antisessisti di tante donne.
    La cultura di genere e patriarcale è imposta a tutt*, uomini e donne, e non di rado molte donne sono assai maschiliste, o semplicemente interessate al raggiungimento del potere personale… per questo, donna non basta.

  34. feminoska at |

    Ecco: ogni volta che pubblichiamo un articolo che vuole mettere in luce quanto non avere figl* possa essere per alcune una scelta felice quanto averne, si palesano le/gli ultrà della maternità… chiariamo che nessun* mai dice a chi vive la maternità come la massima realizzazione umana di non sceglierla, ma solo di poter bilanciare un pò il discorso mammocentrico. Che dite, si può fare?

  35. Lorenzo Gasparrini at |

    Scanzi starebbe “annegando”?
    Io parlo della “forma”?
    Ma soprattutto: a parte “Boldrini è brutta e cattiva” e “M5S è la cosa più bella dopo la nutella”, ci sono dei contenuti in quello che dice Scanzi?
    Gente, scusate, scrivo davvero male. Prometto che studierò di più. Io.

  36. feminoska at |

    commento prolisso 🙂

  37. feminoska at |

    Talebani per dei crocifissi con topini? Concordo che l’estetica sia troppo simile ai prolife, e su queste cose bisognerebbe fare attenzione, ma non sopporto quando sento parlare di estremismo per una protesta alla fin fine innocua – per quanto fastidiosa – ma non per le pratiche di tortura messe in atto nel campo della sperimentazione. Bisogna davvero cominciare un discorso serio su violenza reale e simbolica (ancor di più, mera protesta). Ah, e i talebani stanno dappertutto comunque!

  38. feminoska at |

    Semplice: il lombrico (ma perché parlare sempre del lombrico, e non del vitello, del cinghiale, della cernia, ecc.ecc.ecc.?) è un essere vivente autonomo che esprime autodeterminazione anche attraverso la resistenza e la fuga di fronte a sofferenza, sfruttamento e morte… cosa che non si può dire del feto che non è né autonomo né capace di esprimere autodeterminazione. Da femminista e antispecista vedo chiaramente l’intersezionalità e trasversalità di queste due lotte. Ti faccio notare che la tua mancanza di “collegamento logico per cui la vita di un essere umano adulto ha la precedenza su quella di un embrione ma non su quella di un lombrico” deriva da una visione antropocentrica. Ti consiglio al proposito di leggere, se ti va: http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/10/14/farla-finita-con-lidea-di-umanita-prima-parte/

  39. feminoska at |

    Mi pare che tu abbia capito ben poco del post… il punto non è ‘dovere’, ma ‘essere libere di’: non usarlo come di usarlo. La chiave sta nell’autodeterminazione. E nella libertà da giudizi introiettati, quali quelli della cultura patriarcale. Sui meriti estetici o meno del video, de gustibus non disputandum est… magari basta leggere le cose in chiave ironica per non tagliare con l’accetta al posto di esprimere opinioni… che ne dici?

  40. feminoska at |

    Ciao Lunaria, personalmente non condivido del tutto il tuo pensiero… non mi frega nulla di riscoprire gli antichi culti matriarcali, perché non voglio santificare nessuno, né fallo né vagina. Voglio vivere libera e autodeterminata, e voglio lo stesso per tutt*, animali umani e non. Sacralizzare dal mio punto di vista è pericoloso, per qualcun* che sta sopra c’è sempre qualcun* che sta sotto! In ogni caso rispetto il tuo diritto a pensarla diversamente, e ti ringrazio del commento!

  41. Serbilla Serpente at |

    Grazie Kariya, sono completamente d’accordo con te!

  42. Serbilla Serpente at |

    In risposta a Federico, cito dal post successivo a questo:

    “Esiste in merito una corrispondenza superficiale, perché entrambe le controversie si focalizzano sul disaccordo fondamentale circa le prerogative delle persone in relazione a classi specifiche di organismi. Ma le somiglianze finiscono qui. Diciamo che “la carne è assassinio” perché il mangiatore di carne non ha giustificazioni nell’uccidere un altro essere vivente al solo scopo di provare la sensazione piacevole che può derivare dal mangiar carne. Chi sostiene il carnivorismo offre ogni sorta di giustificazione alla pratica, ma nessuno può mettere in discussione il fatto che l’animale ucciso non è la stessa entità rispetto a chi si nutre della sua carne. La discussione verte quindi sul fatto se sia o meno giustificata l’uccisione, piuttosto che sul decidere se l’animale sia o meno un’entità separata. All’opposto, coloro che si definiscono attivist* “pro-life” definiscono l’aborto omicidio, mentre chi si definisce pro-choice risponde: “i nostri corpi, le nostre vite, il nostro diritto a decidere”. Il fulcro del conflitto risiede perciò nel considerare l’entità abortita un individuo o meno. La maggior parte delle persone concorda nell’affermare che tutt* hanno il diritto di disporre dei propri corpi, fintantoché nel farlo non si nuoccia ad altr*. Allo stesso modo, quasi tutte le persone sono d’accordo nell’affermare che nessuno ha il diritto di uccidere un’altra persona salvo la giustificazione dell’autodifesa. Il problema qui, è il disaccordo che esiste sul quando una donna incinta e il feto che si sta sviluppando diventano entità separate. Non possiamo raggiungere un consenso sull’aborto perché la gravidanza è un processo misterioso. All’inizio del processo esiste una sola persona che ha il diritto di disporre del proprio corpo, mentre alla fine del processo le persone esistenti sono due, e ognuna ha il diritto di non subire violenze da parte di altr*. Dunque nel corso del processo, l’organismo madre-figlio è precisamente il tipo di paradosso che la cultura occidentale non può tollerare: una persona e due individui allo stesso tempo. […] Per questo non sorprende che sia difficile trovare un punto di contatto […] anche tra donne. In questo momento di empasse, sarebbe sicuramente più produttivo se i pro-life e i pro-choice, invece di passare il tempo a dibattere sull’aborto, focalizzassero la propria attenzione su quelle pratiche che sappiamo ridurre le gravidanze indesiderate, quali la contraccezione garantita per tutt*, fare in modo che le persone, specialmente giovani, conoscano i diecimila modi di fare buon sesso che non includono la penetrazione, problematizzare e mettere in discussione quell’idea culturale che vede l’attività sessuale penetrativa alla base di una relazione sentimentale, ponendo la parola fine allo stupro e al sesso non consensuale caratteristico di molte relazioni eterosessuali, e allo sfruttamento sessuale. Se ci concentrassimo su questi aspetti, suppongo che la necessità di aborti diventerebbe così insignificante che smetterebbe di costituire una controversia di tali proporzioni […] Siamo onest*: a nessuna piace abortire. Non è orribile come una gravidanza indesiderata portata a termine, ma non è piacevole. La vera libertà riproduttiva passa attraverso la libertà dalle gravidanze indesiderate. Pertanto, mentre non ritengo la controversia sull’aborto in alcun modo analoga a quella riguardante la liberazione animale, credo che la libertà riproduttiva sia un tema centrale rispetto alla liberazione animale. Che cos’è esattamente il processo di domesticazione? Riduzione in schiavitù combinata a controllo della riproduzione. Come si perpetua l’allevamento? Attraverso il controllo totale delle vite riproduttive degli animali dominati. […] Dobbiamo approfondire e chiarire la nostra comprensione del ruolo centrale che ha il controllo della riproduzione nello sfruttamento, degli animali non umani e delle donne.”

    Ecco perché l’animale umano del quale difendiamo l’autodeterminazione e la libertà è la donna.

  43. feminoska at |

    Ciao, ti rispondo con le parole di un caro amico – un pò sarcastiche, leggile così – al trito tema del “e allora, le piante?”

    “Appunto, quindi siccome ogni cosa che facciamo causa la morte e la sofferenza di organismi diversi da noi, nel dubbio ammazziamo e violentiamo più organismi possibile? Penso che logica imponga di dire proprio: “Nel dubbio, faccio il meno male possibile”. E dunque: lascio in pace mammiferi, pesci, anfibi, rettili, insetti, molluschi, alberi, eccetera, estendendo al massimo il cerchio, includendo più organismi possibile.
    In attesa che inventino il cibo sintetico, limitiamoci a disturbare i vegetali. Anche perché poi, l’argomentazione “e allora le piante?” mi ha abbastanza rotto le palle: da ricercatore, penso che tu lo sappia meglio di me che, al netto di sofismi paraculi, tra sbucciare una carota e sbucciare un cane la differenza è lampante.”

    Aggiungo questo, che gli erbivori che alleviamo mangiano molte più piante di noi… perciò con una dieta vegan elimini la sofferenza animale e riduci di molto quella vegetale, cosa vuoi di più 🙂
    In conclusione, un pò più seriamente, essere perfett* forse è impossibile, ma tendere il più possibile verso un ideale di rinuncia alla violenza e all’oppressione, non è solo auspicabile, è realizzabile qui e ora, sta a noi decidere di farlo.

  44. feminoska at |

    usa il post come meglio credi! 😀

  45. feminoska at |

    Ciao pantafika, spero che tu abbia poi avuto il tempo di leggere il commento che ti ho segnalato… in ogni caso, la tua è un’interpretazione che più lontana dalla realtà non potrebbe essere! 🙂
    Non è “meglio tacere finché non sbuca quella che ha tutte le carte in regola per parlarne…” Stiamo scherzando? Non mi è chiaro dove hai letto censura in quello che ho scritto? mah…

  46. feminoska at |

    @derridiilgambo: ciao derridiilgambo, mi spiace che il mio ti sia sembrato un attacco ad personam, o meglio, ad blog. Non ho nulla né contro di te né contro Asinus, come credo dimostri il fatto che sono sempre felice di condividere articoli e traduzioni interessanti quando ve n’è l’occasione… sulla questione della legittimazione degli intellettuali ad esprimersi credo di essere stata sufficientemente chiara nell’articolo (o no?).
    Parlo di ‘reazione difensiva’ rispetto alla tua domanda che mi sembrava fuori luogo, dato che nei commenti all’articolo di Fraser non c’era né da parte mia né da parte di frantic un atteggiamento censore, ma semplicemente critico, per cui la tua domanda era secondo me fuori contesto (alla fine poi, la tua domanda è diventata un semplice pretesto per liberi pensieri su simili affermazioni già lette in passato). E ti prego, non scrivere verità con la V maiuscola, che poi ci dobbiamo accapigliare per capire chi detiene l’Unica e Sola… io sto comodissima anche in mezzo a tante verità, fintantoché non nuocciono ad altr*! E comunque credo che tu abbia nominato quelle pensatrici bianche non a caso, ma perché il nostro orizzonte culturale è omologato e Butler, ecc.ecc. sebbene poco liberiste ormai stanno dentro a un certo femminismo – anche con tutte le critiche del caso. Invece ci sono altre che non sono solo ai margini, sono proprio al di fuori di essi, bellamente ignorate dalle/i più, e non certo per povertà critica.
    Ti ripeto, non ho attaccato né te né Asinus – in generale, non sono persona da ‘attacchi’, mi piace però certamente problematizzare quello che sento/leggo.
    Non penso che si sia voluto screditare alcunché, e ho anche ringraziato per la divulgazione della traduzione… mi sono solo permessa di dire, dal basso del mio femminismo militante, che Fraser ha un pò scoperto l’acqua calda, e solo una conoscenza un pò di superficie del femminismo può far pensare che quello da lei espresso sia un pensiero originale, o come direbbero gli anglofoni, groundbreaking! Inoltre, se mi permetti, il fatto che un’intellettuale si appropri di pensieri che già circolano nelle fasce radicali del femminismo, senza almeno citare nomi ed esperienze che possano far emergere quelle esperienze che hanno davvero aspetti di novità e critica notevoli è, dal mio punto di vista, indice o di disonestà o di ignoranza… ambedue inaccettabili da parte di un’intellettuale che dovrebbe vivere a pane e femminismo! Ma la mia critica a Fraser è tutta qui nell’articolo, perciò non mi dilungo oltre.
    Un’ultima nota personale: io non sono un’accademica, ma nemmeno una pasionaria dei movimenti… e di sicuro non mi lamento di nessuna sconfitta – sto qua a lottare, ma non credo che personalmente vedrò mai vittorie o sconfitte, solo un grande e spesso faticoso impegno!
    A me piace confrontarmi con tutt*, e ho uno smodato interesse per tutto ciò che è intersezionale. Nella mia vita ho attraversato e attraverso tutti i contesti sociali – accademici e ‘di base’ – senza mai sentire la necessità di identificarmi nell’uno o nell’altro contesto.
    Perciò se la tua affermazione “scindere il pensiero in “mainstream” e “Altro” è una pessima abitudine dei movimenti, che in questa (ulteriore) separazione binaria (amico-nemico) finiscono a trincerarsi in un identitarismo al quadrato, secondo cui “nel” movimento, fra tutte le voci, “quella pura” è la nostra.” è riferita alla mia esperienza è proprio, permettimi, una cantonata micidiale. Da anni scrivo su blog antisessisti (e antiecc.ecc.ecc.), la cui caratteristica peculiare è sempre stata l’accoglienza verso pensieri e identità altre (nel senso più ampio del termine, non solo di ‘alternativi’ o radicali).
    Leggo e ascolto tutto, e non sono ‘snob’ al contrario, altrimenti non frequenterei le pagine di AN – ed è vero, ho conosciuto persone tempo fa che mi hanno detto che non lo fanno, per partito preso – ma io sono troppo curiosa e desiderosa di comprendere per eliminare delle possibili fonti di riflessione in maniera così arbitraria. Io ho un solo partito preso, che si manifesta di solito come mia dichiarata intolleranza a manifestazioni di pensiero fasciste. Per il resto, la binarietà non mi appartiene affatto! A presto, f.

  47. feminoska at |

    @lapantafika: ciao pantafika! Ci tengo a fare subito una precisazione… so benissimo perchè traduci, lo faccio anche io (a volte lo si è fatto insieme…). Citare la tua traduzione era solo un banale pretesto per far notare che spesso se parli ‘ di tua sponte’ ciò che dici viene subito messo aspramente in discussione, mentre se le fai passare tramite ‘le parole di…’ questo avviene assai più di rado. E’ quell’aspetto del ‘peso delle parole’ a seconda di chi le dice che mi indispone oltremodo, non certo il necessario lavoro di traduzione di articoli politici – altrimenti sarei schizofrenica, dato che oramai il 70% di ciò che pubblico son traduzioni di articoli altrui!!! 🙂

  48. Serbilla Serpente at |

    Che coraggio ♥.

  49. malaerba at |

    Infatti la campagna guerrieri è stata rovesciata in fretta, trovi un resoconto qui:
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=14201

  50. feminoska at |

    Ciao Raffaella. Abbiamo scelto fica, perché vagina in italiano suona tremendamente scientifico. Perché da tempo immemore rivendichiamo l’uso della parola fica. Perché questa è una poesia e non un trattato ginecologico. Perché a noi la ‘fica’ piace assai. Perché una traduzione non è mai neutrale. Ecco perchè! f.

  51. frantic at |

    Lo faccio già, ma questo non mi impedisce di voler esprimere la mia specificità.
    Se poi tale specificità non è ritenuta tale, a maggior ragione ha senso esprimerla 😛

  52. frantic at |

    Hai assolutamente ragione, voleva essere una frecciatina per niente sottile a chi invece quelle cose le risponde 😀 intanto, felice giornata della visibilità bisessuale e di tutte le nonmonosessualità in generale 😛

  53. frantic at |

    Aggiungo inoltre queste pochissime altre righe.
    Il problema non è che uno si definisca ‘animalista’ o ‘antispecista debole’ piuttosto che ‘antispecista’ o ‘antispecista politico’ – il problema è che in moltissimi casi suddetti animalisti/antispecisti deboli/antispecisti generici pur non essendo attivi sostenitori di organizzazioni fasciste, spesso hanno idee o atteggiamenti accomodanti nei confronti dei fascisti. In poche parole, l’antifascismo di codesti individui diventa una boutade e il fascismo, contestato solo se palese (peccato che sia assodata pratica fascista quella del palesarsi solo ad infiltrazione avvenuta, come faccio presente nell’articolo), diventa magicamente – con abile mossa di delegittimazione – lo spauracchio agitato dagli ‘antispecisti’/’antispecisti politici’. E con questo, ho detto tutto quello che avevo da dire.

  54. lucha at |

    Segnalo per gli appassionati “The Steampunk Guide to Sex”

    http://www.combustionbooks.org/products-page/non-fiction/a-steampunks-guide-to-sex/

  55. Lorenzo Gasparrini at |

    Claudio, è un articolo americano scritto da un americano, e per quello che ne so quello è un fenomeno tutto americano. Opporsi a quello con lo stereotipo “che l’uso dei piaceri debba andare di pari passo con l’impegno sentimentale” è invece un pregiudizio tutto italiano, che infatti nell’articolo non c’è. Non voglio ricordare la storiella della pagliuzza e della trave – anche perché mi pare che si tratti di due travi 🙂

  56. Lorenzo Gasparrini at |

    Georges, quella presupposizione ce l’hai messa tu, nell’articolo non c’è alcuna traccia di “sentimenti”. Si parla di altro, ma il fatto che tu abbia pensato subito a questioni sentimentali ratifica che di pregiudizi in giro ce ne sono parecchi. E molto ben nascosti.

  57. feminoska at |

    Forse che non sono solo ‘pratiche sessuali’?

  58. feminoska at |

    Ma che stai a ddì?
    No, scusa, davvero non ho capito!
    Guarda, io non ho nulla contro le nuove vite (anzi! Non solo quelle umane però, sorry!) e cerco di vivere la mia al meglio, da cosa hai desunto che sia una flagellante??? parlo solo di una scelta volutamente taciuta nella maggior parte dei discorsi/contesti, una scelta che può rendere felici!
    Ciao,
    f.

  59. feminoska at |

    :-*… spero di vederti prima o poi, querida!

  60. feminoska at |

    Neanche io ti giudico, ma ti faccio notare che dire “dare tutto di me ad una nuova vita che cresce dentro e fuori di te non ha prezzo” è una presa di posizione molto personale (curioso anche il modo in cui l’hai espressa, passando da un me ad un te che mi sembra voler far rientrare nell’universale un’idea molto personale!). Per quanto mi riguarda sono molte altre le cose e le persone della mia vita che non hanno prezzo, e non le sento meno importanti solo perché non sono figli*. Eppure spesso il messaggio che si riceve dall’esterno è di una sorta di ‘aridità affettiva’ di chi sceglie di non avere figli. E no, questo non lo accetto!

  61. Lorenzo Gasparrini at |

    Tra l’altro, come ho detto altrove, credo che questa distinzione tra morale ed etica sia quanto basta per tacitare i vari gruppi nochoice/prolife e le loro aberranti manifestazioni. Sempre che vogliano ragionare, invece di fare violenza, imho.

  62. feminoska at |

    Ciao d., ne sono felicissima … ciò non toglie comunque che le feste alle quali sono passata di straforo nel corso della giornata non fossero esenti da sofferenza animale. Ma l’esempio che tu porti è importante e spero che in futuro la questione si ponga con sempre più forza e convinzione! Grazie, f.

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