Basta il pensiero (deconstructing il Metodo Scanzi)

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Sono stato a lungo indeciso sul titolo da adottare per questo post. Di Andrea Scanzi in sé non me ne può fregare di meno, ovviamente, ma ha costruito un personaggio nella comunicazione talmente identificabile e noto che ormai solo a pronunciarne il nome potete vedere nei vostri interlocutori le smorfie di disgusto o l’aprirsi di un sorriso – ormai è nel mito, e pazienza se di questi tempi non abbiamo l’Olimpo ma il web e la TV. Rimane il fatto però che la sua retorica individua un metodo molto scorretto di argomentare e di proporre contenuti; un metodo vecchio come il cucco ma che ancora, stante l’ignoranza endemica accelerata dal ventennio berlusconiano, risulta vincente per fare proseliti, per attirare clic, per “convincere gli scettici”, per portare acqua al proprio mulino. Ve ne porterò due recenti esempi, più un altro in link. Mi scuso fin d’ora per la lunghezza – ma l’argomento la merita, credo.

Parlare del metodo retorico usato da Scanzi spero servirà a rendere intelligibile quest’uso della comunicazione anche in futuro e anche altrove: soprattutto spero che contribuisca a rendere meno automatica la lettura dei testi di figure di riferimento (una volta si diceva opinion leaders), in modo che prima possibile l’italiano medio perda il brutto vizio di essere d’accordo con X prima di leggere-controllare-criticare consapevolmente cosa ha detto X, e di insultare Y prima di leggere-controllare-criticare consapevolmente cosa ha detto Y. Dite che sono un illuso? Scrivo di questioni di genere in un collettivo transgenere in Italia, certo che sono un illuso.

Spero anche presto si diffonda una sana diffidenza per tutti quegli improvvisi salti di qualità fatti da sedicenti esperti di sessismo – quelli che “io lo so cos’è, ma per favore non perdiamo tempo” –  che usano così tanto la tecnica dell’empowerment su se stessi da ergersi in breve tempo a censori, distributori di giudizi, consiglieri, testimoni e custodi dell’unica e sola verità. Se a un certo punto qualcuno comincia a sentirsi particolarmente bravo e sapiente soprattutto sui giornali e in TV, è perché fa bene il suo lavoro sui giornali e sulla TV: cioè sa raccogliere pubblicità. L’esperienza si fa, prima di tutto, di persona e con le persone. Web, clic e like sono solo strumenti che hanno un prezzo.

Un ultimo chiarimento: non m’interessa né difendere Boldrini, né esaltarla, lo sa fare benissimo da sola. Stesso discorso per M5S, che non m’interessa attaccare o ridicolizzare – sono problemi loro.
A me interessa difendere la mia intelligenza, la mia libertà, la mia cultura, la mia capacità critica; non perché queste cose mi servano a fare politica, ma perché queste cose
sono la politica.

(1) Imu-Bankitalia: la vergogna della tagliola-Boldrini e una democrazia in agonia [ricordatevi il titolo del post, ci ritorneremo] 30 gennaio 2014

E’ davvero un bel momento per la democrazia italiana. Un’agonia conquistata a fatica. Svetta, per distacco, la Preside Boldrini [la Preside? Metodo Scanzi #1: usare un immaginario facile e ovvio per indirizzare una facile rabbia politica. Tutti siamo andati a scuola e tutti abbiamo sofferto per un* preside lontan* e autoritari*, no?]. Da ieri non è solo la donna con una voce che andrebbe vietata – come minimo – dall’Onu [Metodo Scanzi #2: la risata grossolana, la presa in giro alla Pierino. Boldrini ha una voce insopportabile, e chi nella vita non ha incontrato una donna dalla voce insopportabile?].
È anche la presidente che ha usato per prima la ghigliottina vile e orrenda contro le opposizioni [esiste da più di un decennio, lei l’ha usata per prima perché fa parte del suo lavoro, e questa è la sua colpa: notate come vile e orrenda siano solo in parte aggettivi attribuibili a un oggetto]. Vent’anni di berlusconismo ci hanno così disabituato all’opposizione che, se qualcuno la esercita, “giustamente” viene ritenuto anomalo. E dunque va zittito [Metodo Scanzi #3: o sei con me o sei contro di me, chiunque tu sia. Boldrini è una epigona di Berlusconi, se si oppone all’opposizione – non importa in quale modo, con quale funzione, per quale motivo. Ti sei opposto all’opposizione? Sei come Berlusconi. Punto].
Complimenti: del comunismo, evidentemente, la gentil signora [prima Preside, ora gentil signora: continua il tono canzonatorio privo di contenuti] pare aver imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale e l’intolleranza zdanovista per il dissenso [notate bene la tecnica: in venti parole Scanzi dice che: 1) esiste il veterofemminismo (falso, il femminismo è più complesso di un duopolio vetero/neo); 2) lo si impara dal comunismo (falso, il femminismo non è certo nato come parte del comunismo); 3) in quanto vetero, è caricaturale (e perché? Opinione di Scanzi, sempre ammesso che esista, il veterofemminismo) 4) agire da Presidente della Camera è equiparato allo zdanovismo sempre e solo in base al Metodo Scanzi #3; l’agire nell’interesse della Camera, che è il suo lavoro, passa per reazione di un regime, come se Boldrini fosse il dittatore. Per ora siamo a Boldrini=Berlusconi= Zdanov(Stalin). Non è finita qui.]. Proprio come Re Giorgio, infaticabile comunista migliorista di destra. [Ve l’avevo detto: Boldrini=Berlusconi= Zdanov(Stalin)=Napolitano. Tutti uguali.] Lei e i tre o quattro vendoliani rimasti [Metodo Scanzi #4: il nemico dev’essere sempre dipinto come solo e patetico, anche se potente], oltre ad alcuni noti resistenti piddini, hanno festeggiato cantando Bella ciao [non è vero, ma a ‘sto punto, chi ci pensa più?] (poveri partigiani, vilipesi ormai pure da chi dice di ispirarsi a loro. Se Fenoglio avesse saputo che un giorno le sue mirabili gesta sarebbero state fraintese da uno Speranza qualsiasi, avrebbe scritto al massimo Lo sfigato Johnny) [Metodo Scanzi #5: deduci da una falsità, se la conclusione è vera nessuno penserà più alla premessa falsa. Che i partigiani siano quotidianamente vilipesi ormai pure da chi dice di ispirarsi a loro, è vero, peccato che qui non c’azzecchi nulla]. In un certo senso i reduci (di se stessi) di Sel non hanno sbagliato a festeggiare: hanno appena celebrato la fine definitiva del loro partito [Metodo Scanzi #6: approfitta del richiamo non giustificato per colpire a destra e a manca, intanto. Non si capisce perché la ghigliottina doveva portare vantaggi o svantaggi a Sel, che ha i suoi grossi problemi del tutto indipendentemente da Boldrini; ma già che ci siamo…], regalando peraltro ulteriori voti a chi vorrebbero cancellare dalla scena politica (la loro miopia è pari alla loro arroganza). Sel era già morta con quelle risate al telefono di Vendola [appunto, e allora perché parlarne? Ah, sì, i clic e i like], e tutto sommato non c’era neanche bisogno del Troiaium [era da un po’ che non diceva nulla di sessista, gli è sembrata carina l’ennesima battuta alla Pierino] con la soglia di sbarramento all’8% per affossarli (Sel, al momento, se va bene supera il 2) [rileggete il titolo dell’articolo e ditemi che c’azzecca tutto ‘sto pippone su Sel. Credo che c’entri qualcosa Freud, ma non è di mia competenza e non insisto].

La Preside Boldrini [e dàje] ci ha comunque tenuto a disintegrare quel poco che restava di un partito che pure vanterebbe non poche eccellenze al suo interno (Fava, Airaudo) [Metodo Scanzi #7: il nemico, oltre che solo e patetico, si disgrega da solo e noi tendiamo la mano a chi merita – in modo da disgregarlo più rapidamente. Voi direte: noi chi? Sotto quale testata Scanzi scrive tutto ciò? Di chi è questa testata? Ecco noi chi]. Si può dire? Con quella vocetta da robot Super Vicky para-leninista [aridàje], la Preside(nte) Boldrini è una delle più grandi delusioni nella storia recente della politica italiana [ovviamente, no? Ve l’ha detto prima: Boldirni come Berlusconi, quindi come qualunque altro politico deludente, di qualunque epoca, sono tutti uguali, tutti contro di noi. Noi chi? Ve l’ho già detto, state più attenti]: supponente, sussiegosa coi potenti, per nulla imparziale e drammaticamente respingente [Metodo Scanzi #8: dedurre le caratteristiche dall’aggettivo, non dalla realtà. Queste quattro caratteristiche sono della Preside con la voce da robot Super Vicky para-leninista, non dalla reale conoscenza di Boldrini come persona o come politica. Basterebbe leggersi il suo CV]. Lei e le quasi-femministe [Scanzi, noto storico del femminismo, sforna categorie interpretative: dopo il veterofemminismo, c’è anche il quasi-femminismo] che hanno letto Erica Jong senza capirci una mazza [Metodo Scanzi #9: io non sono supponente, ma tu sei un* cretin* che non sa manco quello che legge], si rasserenino: non sono criticate in quanto donne, ma in quanto politiche disastrose. [Metodo Scanzi #10: ti cucino una merda ma te la impiatto come un profiterole. Secondo questo metodo, Preside, robot Super Vicky para-leninista, una voce che andrebbe vietata dall’Onu, aver imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale, aver letto Erica Jong senza capirci una mazza sono critiche politiche, non in quanto donne. Complimenti per il profiterole.] Oppure – si parva licet – dovremo dire d’ora in poi che anche le Santanché, le Biancofiore e le Madia sono attaccate “poiché donne” (e c’è chi lo ha scritto, tipo Gramellini) [se succede davvero allora così va scritto, Scanzi, indipendentemente dalla persona. Ma immagino che non ti interessino queste distinzioni. Come le chiameresti tu? Ah, certo, roba da veterofemministe].

Che dire? Grazie a chi si impegna così alacremente per regalarci questo eterno crepuscolo morale [morale, notate bene: la condotta, discutibile ma secondo il regolamento, del Presidente della Camera è giudicata immorale. Questo invece sarebbe un giudizio politico? Come si chiamano le donne immorali? Lo sappiamo, vero?]. Ieri è stata una giornata tremenda, non come quella che portò alla uccisione politica di Rodotà e alla rielezione del monarca Re Giorgio, ma siamo lì [vi prego sempre di notare l’aggettivazione; sembra che Scanzi parli dell’uccisione di Falcone e Borsellino o della strage alla stazione di Bologna]. Complimenti dunque a chi ci regala tali emozioni: alla preside Super Vicky Boldrini, al simpatico questore Dambruoso che ha schiaffeggiato la deputata 5 Stelle Lupo (che fai Boldrini, lo cacci? Oppure l’espulsione con nota annessa per i genitori è solo per i discoli che salgono in cima ai tetti per difendere la Costituzione? [a parte il continuo uso della metafora scolastica, notate che questo fatto molto grave viene menzionato solo adesso, e solo per dire che anche in questo caso Boldrini è stata scorretta e amorale – peccato che Scanzi sia altrettanto scorretto: perché fa finta di non sapere che prima di cacciare Dambruoso serve la relazione dei questori della Camera? E poi, allora, qual è l’oggetto dell’articolo?]). Complimenti al Pd, che quando c’è da mostrare i muscoli (che non ha) a caso è sempre in prima fila [Dambruoso è di Scelta Civica, ma tanto il Metodo Scanzi l’avete capito come funziona]. E complimenti a quei meravigliosi renziani che, con il loro coraggio da Don Abbondio arrivisti, da una parte resuscitano il Caimano con una legge elettorale vergognosa [cosa c’entra adesso? Di che parla l’articolo?] e dall’altra regalano soldi pubblici alle banche private. [Oh, ci siamo arrivati! All’ultima riga del post finalmente si tocca l’argomento del titolo – e non se ne dice niente. Ah, già, il SEO, i clic. Complimenti.] Fenomeni mica da ridere. [Non solo loro, Scanzi caro.]

Nei giorni seguenti il Metodo Scanzi si è arricchito di un nuovo stratagemma, ma nuovo solo per lui: la “scusa SE è successo che”, come racconta Mazzetta qui. Come ho già detto anche io, il metodo “mi scuso se ma tanto è lo stesso” è tipico dei sessisti. Ma io sono un veterofemminista che ha letto letto Erica Jong senza capirci una mazza.
Comunque il nostro, nei giorni seguenti, continua col suo metodo, stavolta ergendosi a consigliere del M5S, lui che di politica e comunicazione, come abbiamo visto, le sa tutte. Per avere un’idea di quale sia “l’errore” che m’interessa evidenziare qui, vi lascio qualche link di altr* veterofemminist* che hanno letto Erica Jong senza capirci una mazza:
Che cosa è diventato il Movimento 5 Stelle? (a proposito di equivalenze politiche); Insulti sessisti e auguri di stupro (a proposito di Erica Jong letta male); Il nuovo femminismo (per capire che aria tira in certi ambienti, diciamo così); Andrea Barbato a Beppe Grillo nel ’92 (un po’ di storia pre-web, illuminante anche sul Metodo Scanzi); Insulti a cinque stelle, non è soltanto Laura Boldrini vittima di sessismo e omofobia (tanto per ricordare che ce n’è per tutti, non sono cose casuali).

Alla luce di tutto ciò, dicevamo, il nostro si erge consigliere e attua il Metodo Scanzi #11: parlo di te per non parlare di me. Leggiamo ‘sto capolavoro. Lo interromperò di rado, confido in quanto finora detto senza ripetermi troppo.

(2) Cari M5S, non potete fare errori (2 febbraio 2014)

Nella sua intervista a Daria Bignardi, a un certo punto il deputato Alessandro Di Battista ha detto: “Camminiamo su un cornicione, non possiamo sbagliare e quando lo facciamo dobbiamo chiedere scusa” [di come andrebbero fatte e dette le scuse abbiamo già detto sopra]. E’ un punto centrale: il M5S non può fare errori, perché gli altri (i “nemici”, cioè quasi tutti [di nuovo la logica duale: ci sono solo bianchi e neri, bene e male, belli e brutti – o stai con me o stai contro di me, non c’è spazio per il diverso]) non aspettano altro e perché ogni errore mina la fiducia di quei milioni di italiani che continuano a ripetere che quel movimento è l’unico anticorpo contro il potere. Una fiducia di cui dovete avere un rispetto sacrale [che bell’aggettivo, sacrale. Con una parola sola si passa dal politico al religioso, e tutt’intorno è silenzio]. Per questo:

1) Cari M5S, non potete dire “boia” o “boia chi molla“. Mai, mai e poi mai. Capisco la rabbia che porta il sangue agli occhi e induce a straparlare, ma queste frasi sono tremende ed evocano ricordi oltremodo foschi. Sono frasi imperdonabili, ancor più se dette da deputati solitamente bravi come Angelo Tofalo. E non venite a dirmi che in origine “Boia chi molla” non era uno slogan fascista: adesso è a quello, al fascismo, che fa pensare. Ed è un assist gigantesco per chi vuole – ora comicamente e ora in malafede – tratteggiarvi come nuovi Farinacci. Come no: Crimi camicia nera, Fucksia (un’altra che non ne indovina mezza neanche per disgrazia) balilla e tutti insieme eia eia elalà. Bugie totali. Ma c’è chi ci crede. Perché ci vuole credere. [Sì, io ci voglio credere, ma non perché qualcuno ripete slogan in piena incoscienza. Ci voglio credere perché, come hai sostenuto tu stesso tempo fa, M5S è “ecumenico”, cioè si allea con chiunque, e accoglie chiunque, voglia fare le stesse cose – anche i fascisti. Per me invece conta il motivo per cui vuoi farle e quale storia porti con te; perché se non guardi anche a queste cose, succede che le parole di Grillo diventino un riassunto di quelle di estremocentroalto, e tu non te ne accorgi. Dovrebbe bastare saper leggere, non si tratta solo di bugie o verità. Contano anche la storia, la memoria, e un sacco di altre cose.]

2) Cari M5S, non potete regalare l’alibi multiuso e multitasking del “sessismo” quando combattete una battaglia nobilissima come quella su Imu-Bankitalia (vi hanno dato ragione perfino Dragoni e Barisoni, certo competenti e certo non “grillini”). Le allusioni grevi ai “pompini” sono schifose, costituiscono un harakiri imbarazzante e regalano agli eterni soloni la giustificazione per scrivere lenzuolate di quasi-femminismo in cui “loro” sono democratici e gli altri poco meno che stupratori. Ovviamente quella stessa gente, di fronte allo schiaffone di Dambruoso alla 5 Stelle Lupo, minimizza o magari solidarizza (con Dambruoso). Due pesi e due  misure, ma in Italia funziona così. E le parole di De Rosa sono indifendibili e irricevibili. [Un dibattito serio avrebbe argomentato come in questo blog la vicenda Imu-Bankitalia – ma servono persone competenti e che non urlano, e giornalisti disposti a divulgare senza fare slogan. E comunque, a proposito di due pesi e due misure: pompinara è un insulto sessista, mentre invece Preside, robot Super Vicky para-leninista, una voce che andrebbe vietata dall’Onu, aver imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale, aver letto Erica Jong senza capirci una mazza, che cosa sono? Scanzi, piantala. Non sono sessiste solo le parolacce, non te l’hanno insegnato a scuola? No. E il fatto che ci sia chi solidarizza con Dambruoso fa schifo come chi attacca Boldrini per la sua voce o il suo aspetto. No?]

3) Cari M5S, non potete mandare in tivù uno come Becchi per difendervi. E’ come chiedere a Mike Tyson di andare in tivù per difendere la salute dei lobi. Di fronte a Becchi, parrebbe credibile persino Boccia. Di fronte a Becchi, ha ragione perfino la Moretti. Becchi è espressione sin troppo nitida del “grillino” caricaturale e sopra le righe, che ha torto anche quando ha ragione e che serve alla tivù per screditare il M5S. Nessuno al mondo, ascoltando Becchi, avverte poi la voglia di votare M5S (ed è per quello che va in tivù). Avete ragazze e ragazzi che sanno usare il piccolo schermo (ci siete arrivati anche voi, alla fine, dopo mesi di autismo mediatico e “noi nei talkshow non andiamo“). Errore dozzinale. Voi in tivù dovete andare: lo dovete a chi vi ha votato e vi vuole conoscere. E vuole che qualcuno difenda le loro idee. Mandateci le Sarti e i Morra, i Di Maio e le Lezzi, i Di Battista e le Taverna. Becchi, al massimo, speditelo nel remake del Drive In al posto di Beruschi. Checché ne dicano Beppe Grillo e Yoko Casaleggio, la tivù è ancora (sin troppo) decisiva nel veicolare notizie e consensi. O la si sa usare, o si sta a casa a coltivare i nidi di rondine tra le pieghe della barba da quasi-filosofo. [E meno male che saccente era Boldrini. E ovviamente Scanzi parla di comunicazione M5S evitando di citare Messora – mica scemo, lui. Di Battista, per dirne uno della lista di Scanzi, è quello che guarda in camera e dice «Fidatevi della rabbia sana che abbiamo in corpo. Chi guarda questi occhi sa che io dico la verità!». Davvero un gran comunicatore, originale soprattutto.]

4) Caro Grillo, post come quello su “cosa faresti se la Boldrini fosse con te in auto”, sono autogol che neanche Niccolai. Servono esattamente per poi poter sostenere castronerie vili tipo che i grillini sono tutti stupratori e insultatori [peccato che nessuno l’ha sostenuto, in primis Boldrini, come avete letto sopra nel link di Mazzetta] (come se in rete i renziani o i berlusconiani fossero tutti dispensatori di versi petrarcheschi [ma sì, se gli altri scrivono merda pure io rispondo merda, per Scanzi questa è democrazia diretta, evidentemente]). Quegli autogol servono a dire che, chi critica la Boldrini, lo fa perché è sessista (yeowwwn) [sbadiglia pure, ma se argomenti con Preside, robot Super Vicky para-leninista, una voce che andrebbe vietata dall’Onu, aver imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale, aver letto Erica Jong senza capirci una mazza, c’hai poco da sbadigliare: è sessismo]. Non ci vuole uno scienziato per arrivarci. Grillo ha fatto e farà molto per il Movimento. Il giorno in cui capirà che è molto più convincente quando argomenta che non quando scherza senza avere ispirazione, sarà sempre troppo tardi [ma sì, ma lui scherza, è un comico, ah ah ah].

5) Cari M5S, Daria Bignardi ha tutto il diritto di fare domande critiche a un deputato che non condivide e mai voterebbe. E’ una giornalista, sa fare il suo lavoro, ha simpatie renziane dichiarate e a casa sua può chiedere tanto del padre di Di Battista quanto del suo passato da chierichetto. Non vi piace? Non la guardate. La Bignardi ha dato trenta minuti a Di Battista, che peraltro sa cavarsela benissimo senza che un attimo dopo mezzo web gridi alla lesa maestà. Non tutti la pensano come voi e, anzi, in tivù il 95% è sfacciatamente renziano. Funziona così [allora Scanzi, deciditi: la tivù è il nemico o no? E poi ricordatevi: se le può fare Bignardi le domande antipatiche, le può fare anche Scanzi. Non è chiaro? Mettete la frase “Scanzi in tv” su Google, e buon divertimento].

6) Cari M5S, Corrado Augias ha tutto il diritto di critcare duramente i 5 Stelle. E’ un intellettuale, ha le sue idee e le argomenta. La Bignardi ha fatto bene a chiedergli cosa ne pensasse (ben sapendo cosa ne pensava) e Augias ha detto la sua tanto a Le invasioni barbariche quanto su Repubblica. Fate bene a criticarlo, non a insultarlo o minacciarlo (glisso su chi ne ha bruciato i libri: non so se è realmente grillino o magari infiltrato, ma di sicuro è assai prossimo all’idiozia più vomitevole). Io non condivido nulla di quello che ha detto e scritto Augias sui 5 Stelle, e credo anche che Augias – come molti intellettuali engagé vecchia scuola vicini al Pd – parli di cose che conosce pochissimo e per sentito dire. Ma io, di uno come Augias, avrò sempre rispetto profondo. E’ uno di quelli con cui è bello confrontarsi e scontrarsi, proprio come l’amico Vauro (che avete insultato in maniera troppo spesso belluina). Non confondete gli Augias con i pigibattista: sarebbe come confondere un Barolo con una gazzosa scipita [aspetta, com’era Boldrini? Supponente, sussiegosa coi potenti, per nulla imparziale e drammaticamente respingente. De te fabula narratur, Scanzi caro, e di nuovo dovrebbe bastare saper leggere].

Gli ultimi giorni, per la politica italiana, sono stati tremendi. E’ avvilente l’arroganza del potere. E’ deprimente la pochezza degli Speranza. E’ esilarante la labilità di Matteo Peppo Pig: in quell’incontro che vi siete ottusamente rifiutati di fare al Nazareno, un Nicola Morra se lo sarebbe messo in tasca con facilità siderale. Lo avrebbe demolito, ridicolizzandolo con agio [c’avete fatto caso? E’ pieno di gente capacissima di mettere sotto “i nemici”, ma nessuno ci mette quelli giusti. E chiedetelo a Scanzi, no?]. Renzi è solo chiacchiere e distintivo, vende fumo e neanche del migliore. Basta crivellarlo con due frasi di senso compiuto e già non sa più come controbattere. Avete buttato via un match point a campo aperto: errore infinito. A volte, strategicamente, siete di un bischero che ne basterebbe la metà.

E’ sconfortante vedere come quasi tutti i media usino il napalm coi 5 Stelle e le carezze con chi usa le “tagliole” e ammazza la democrazia parlamentare (non lo dico io: lo diceva il Pd cinque anni fa, per bocca di Alessandro Soro, quando il Parlamento discuteva quello scudo fiscale che poi passò grazie – ooops – alle assenze decisive dei piddini).

I 5 Stelle stanno combattendo, pressoché isolati, battaglie preziose (quella sull’articolo 138 della Costituzione non se la ricorda già più nessuno?). Costituiscono l’unica opposizione reale e per questo verranno osteggiati in ogni modo. Ribadisco: in ogni modo. E’ proprio per questo che non devono sbagliare nulla, ma proprio nulla. Che senso ha vanificare mesi e mesi di (spesso) ottimo lavoro con frasi sbagliate e belinate da asilo?

Avete la fiducia di milioni di italiani, a cui ormai non siete rimasti che voi. Fate tesoro di questa fiducia, continuate la vostra crescita e non disinnescatevi da soli, regalando assist d’oro a chi – pur di mantenere lo status quo – non aspetta altro che farvi passare per fascisti, violenti, dementi, sovversivi e magari prima o poi pure stragisti.

In questa tirata finale – della quale non ho voluto interrompere il lirismo tutto reazionario, pare De Amicis – c’è tutta l’ambiguità del Metodo Scanzi. Chi parla come un sessista – dando agli uomini del ladro o del corrotto, ma alle donne della pompinara o della preside con la vocetta – non è veramente sessista: ogni tanto sbaglia, dice delle cose senza senso, offre assist ai “nemici”, ma non è sessista. Chi parla come un fascista e dice la cosa più fascista di tutte – non esistono più destra e sinistra – non è veramente fascista: ogni tanto sbaglia, dice delle cose senza senso, offre assist ai “nemici”, ma non è fascista. Chi parla da incompetente e ignorante – parlando di sirene, di chip sottocutanei, complotti informatici – non è incompetente e ignorante: ogni tanto sbaglia, dice delle cose senza senso, offre assist ai “nemici”, ma non è incompetente né ignorante.
Insomma, per fare politica basta il pensiero – ve lo dice Scanzi. In fondo, uno vale uno.

Deconstructing il moralismo

moralista

Come saprete senz’altro già per vostra esperienza personale, tra le cose peggiori che si possano trovare in giro sui media del nostro ‘belpaese’ sono i discorsi o le prese di posizione confuse e ambigue su alcuni termini importantissimi. A me non interessa – lo dico subito e nero su bianco – difendere qualcuno; a me interessa chiamare le cose con il loro nome, e far notare dove questo non si fa. Si chiama politica anche questo. Perciò faccio una premessa per quanto segue, e ve la scrivo bella grossa per evitare che ve la possiate scordare.

SE NELL’USO CORRENTE E ‘DISCORSIVO’ DEL LINGUAGGIO LE PAROLE “ETICA” E “MORALE” SONO FREQUENTEMENTE USATE COME SINONIMI, ESSE NON LO SONO AFFATTO. ETICA E MORALE NON SONO LA STESSA COSA.

Come al solito basterebbe Wikipedia per farsene un’idea, ma siccome vi so pigri almeno quanto me, vi ricopio qui il passo che m’interessa teniate a mente: “L’etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell’atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere. […] Ma l’etica si occupa anche della determinazione di quello che può essere definito come il senso (talvolta indicato con il maiuscolo, ‘Il Senso’) dell’esistere umano, il significato profondo etico-esistenziale (eventuale) della vita del singolo e del cosmo che lo include. Anche per questo motivo è consuetudine differenziare i termini ‘etica’ e ‘morale’. Un altro motivo è che, sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l’uso del termine ‘morale’ per indicare l’assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare la parola ‘etica’ per riferirsi all’intento razionale di fondare la morale intesa come disciplina non soggettiva”.

Qui c’è l’articolo con le parole di Boldrini che Mancuso critica. Come potete leggere, Boldrini fa un discorso di etica: il problema individuato da Boldrini non sta nei valori soggettivi ma nelle regole da dare a manifestazioni pubbliche e comuni – come la pubblicità – che veicolando un messaggio di utilizzo del corpo delle donne possono veicolare violenza: «Una donna oggettivizzata, resa cioè oggetto, la si tratta come si vuole e la relativa violenza è a un passo […] non è solo una questione di leggi, ma lo Stato deve prendersi la propria responsabilità: il legislatore deve introdurre maggiore attenzione alla realtà, perchè c’è odio contro chi è più libero, contro chi non appartiene alla collettività. È anche una questione di formazione: è nelle scuole che i ragazzi vanno educati non nel rispetto delle diversità ma soprattutto nel rispetto degli esseri umani». Ora, si può discutere anche di questo, senz’altro: ma non è una forma di moralismo. E’ ‘la ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri’, cioè etica.

Bene; detto ciò, addentriamoci quindi nell’analisi di questo pezzo di Aurelio Mancuso.

Cara Boldrini, la violenza sulle donne non si sconfigge con il moralismo [il moralismo, invece, è “una degenerazione della morale usata con eccessiva intransigenza per una severa, talora ipocrita, condanna degli altri” (sempre Wikipedia). Quindi Mancuso dice a Boldrini: la violenza sulle donne non si sconfigge inasprendo i valori morali fino all’intransigenza. Ché uno potrebbe pure essere d’accordo – il problema è che Boldrini non ha parlato di morale. Continuiamo.]

Il femminicidio è un dramma troppo serio perché si apra una discussione moralistica sull’uso del corpo delle donne nelle pubblicità [di nuovo, siamo d’accordo: ma prima dovremmo aver accertato che il discorso di Boldrini sia moralistico – e non è così]. Il rischio, dietro l’angolo, è che ancora una volta si dividano le donne per bene e per male, un errore politico e culturale così praticato in questi anni da tante associazioni femminili e femministe che non ha stoppato alcun omicidio di odio nei confronti delle donne [aspetta, fermi, calmi, bòni tutti. Dividere le donne per bene e per male era fatto con lo scopo di stoppare gli omicidi di odio nei confronti delle donne (dire femminicidio no, eh)? Non mi pare, è una pratica politica ma anche culturale che si fa da sempre, nell’occidente. Più o meno da quando qualcuno ha diviso il mondo in Marie e in Maddalene. E non era certo un’associazione femminile o femminista]. Si dice che solo nel nostro Paese vi sia un uso così sfrontato e inqualificabile del corpo delle donne nelle pubblicità, e questo può esser vero, ma da qui bisogna partire? [E perché no? E’ un problema evidente, è diffuso, tocca un nodo economico-culturale importante… complimenti al coraggio di affrontare un nodo del genere. Alternative? Mancuso per ora non ne fa. Dice solo che questa è moralistica e che non bisogna partire da qui.]

Il possesso machista che si risolve contro l’autodeterminazione delle donne, dilaga nel nostro Paese, per oggettive tare culturali che non possono esser affrontate solo da un lato, ovvero dalla censura [censura? Quale? Boldrini ha parlato di censura? Non mi pare. Il limite di velocità nelle strade urbane è considerato censura alla libertà di movimento?], dalla moralizzazione dei costumi [I costumi qui non c’entrano nulla. Si tratta di un’attività economica e di comunicazione molto precisa, la pubblicità. Che c’entrano i costumi? Oppure regolare le attività non si può fare? E allora lo IAP, è anch’esso censura o moralizzazione dei costumi?], dalla sottrazione dei corpi svestiti o lascivi per fini commerciali. Perché l’altro lato è proprio il moralismo ipocrita, la madonizzazione delle donne che persiste a causa di visioni ecclesiali cattoliche ed ecclesiali laiche, prima fra tutte quella della sinistra istituzionale [Cioè, Boldrini invita a darsi una regolata nello sfruttamento dell’immagine delle donne nella pubblicità e automaticamente questo è moralismo ipocrita? Certo, è un lato del problema, ma perché non affrontarlo? E perché tacciarlo di moralismo, che non c’entra nulla?].

Quando non si avrà più paura del sesso [Boldrini ha paura del sesso? Mancuso, scusi, ma da cosa l’ha dedotto?], della sua veicolazione come elemento essenziale della vita [scusi Mancuso, ma secondo lei questi manifesti mi veicolano un elemento essenziale della vita?], dell’identità delle persone, dei generi, degli orientamenti sessuali, allora un pezzo importante della sessuofobia che porta alla castrazione sociale, nei rapporti intimi, nella rappresentazione e gestione dei poteri, sarà spazzato via [Mancuso, qui il problema non è la paura del sesso – è il suo uso strumentale. Non mi pare proprio che tanti pubblicitari ne abbiano paura, anzi; Boldrini ha fatto notare che sarebbe ora di smetterla di usarlo così. Le pare moralismo?]. E di pubblicità non dovremo più discutere, perché il “mercato” riterrà non remunerativo ostentare corpi femminili [sì, certo, “nel boschetto della mia fantasia” (cit.)]. Parliamo di educazione sessuale obbligatoria nei programmi scolastici (meglio l’educazione alla salute e alla consapevolezza di sé [magari – ma le pare che Boldrini non sarebbe d’accordo? Ma l’ha letto il suo CV? E poi lo dice anche lei, proprio nel link che ha messo!]), di narrazione pubblica che permetta la demitizzazione della sessualità, imprigionata ancora dall’immagine classica dell’impurità del corpo [e certo, la situazione è questa grazie ai moralismi di Boldrini, no?], di elemento esterno alla volontà razionale, di promozione scientifica delle differenze dei generi e degli orientamenti.

Insomma, fare un discorso unilaterale, comodo e anche rassicurante [non è unilaterale, è solo uno dei discorsi da fare, Boldrini non ha negato gli altri – e poi, come sarebbe comodo? Ma se Boldrini s’è presa vagonate di merda!!!], che tende a eliminare i conflitti [EH? Casomai li fa emergere, finalmente, spazzando un po’ d’ipocrisia], ci riporta indietro, non aiuta l’individuazione concreta anche di strumenti di prevenzione e di tutela. E in ultimo si continua a girare intorno alla questione centrale: la violenza contro le donne è un problema degli uomini [eh, chissà chi sono la maggior parte dei pubblicitari e del loro pubblico di riferimento], in quanto tali, così come sono oggi pervenuti dopo i millenari vaneggiamenti antropologici sulla superiorità intellettuale e fisica.

Lo scatenamento della strage delle donne, ha dentro un elemento di vittoria evidente: i maschi sono finalmente entrati in crisi, l’autonomia delle donne li fa agire come i loro antenati, perché sono i ruoli che stanno crollando [non sarei così ottimista, Mancuso, a me pare che vanno ancora alla grande, boh – e sa che anche il tono della sua frase è parecchio ambiguo?]. È necessario punire i reati, attrezzare di strumenti veri i centri donna, la polizia, ma anche oltre, aprire una discussione sulla necessità di come rieducare gli uomini [è quello che ha detto Boldrini, infatti, e comunque: con meno cartelloni sessisti in giro secondo me sarebbe più facile, no?], perché il femminicidio è la manifestazione violenta di una patologia sociale e culturale diffusa: il machismo [che ha, tra i suoi effetti, portare gli uomini a criticare i discorsi politici delle donne bollandoli di moralismo – io un esempio ce l’avrei, sa?].

Deconstructing le vergini violate

Cosa c’è di più divertente – e ipocrita – che difendere un linguaggio sessista usandone uno ancora peggiore? Ecco qua che l’osannato Travaglio si adopera anche in questa fine acrobazia. Qui la sua meraviglia.

Oggi sono Boldrini e Grasso a strillare come vergini violate [insulto sessista #1] contro Franco Battiato che ha avuto l’ardire di dichiarare: “Mi rallegro quando un essere non è così servo dei padroni, come queste troie [insulto sessista #2] in giro per il Parlamento che farebbero qualunque cosa, invece di aprirsi un casino”. Apriti cielo! Proteste unanimi da destra, centro e sinistra, mobilitazione generale, emergenza nazionale, [ma che spiritoso] manca soltanto la dichiarazione dello stato d’assedio con coprifuoco, cavalli di frisia e sacchi di sabbia alle finestre [davvero un simpaticone]. Boldrini: “Respingo nel modo più fermo l’insulto alla dignità del Parlamento, stento a credere” ecc. Grasso: “Esprimeremo il nostro disagio al governatore della Sicilia per le frasi dell’assessore Battiato” [e che dovevano dire? Fargli i complimenti? Per quanto deprecabile, il loro lavoro li obbliga a queste prese di distanza, come anche l’ultimo dei giornalisti sa – invece perculiamoli].

Sui cinquanta fra condannati, imputati e inquisiti che infestano il Parlamento, invece, nemmeno un monosillabo [Travaglio, ma che c’entra? Proprio tu ti metti a usare il metodo “E allora le foibe?”]. Invece giù fiumi di parole e inchiostro contro il cantautore-assessore che osa chiamare troie le troie [insulto sessista #3 e #4]. Pronta la mossa conformista [conformista? Dimettere qualcuno a causa di un linguaggio sessista? Ma quale conformismo? Quando s’è mai visto prima?] del governatore Crocetta, un tempo spiritoso e controcorrente specie sulle questioni di sesso [e lo è ancora – è Battiato che non ha mai fatto ridere nessuno], ora ridotto alla stregua dell’ultimo parruccone politically correct [aridàje: non ha fatto niente da “parruccone”, anzi il contrario], che mette alla porta il fiore all’occhiello della sua giunta, financo equiparandolo a uno Zichichi qualunque [è una battuta? Non s’è capito]. Si risente pure la Fornero [è, sai, è donna, anche se a volte – va detto – se ne dimentica opportunamente], che è pure ministro delle Pari Opportunità (infatti s’è scordata solo 390 mila esodati [di nuovo: che cacchio c’entra? Perché deve scordarsi a che genere appartiene a seconda della sua attività di ministra? Casomai sarà un’altra colpa di Battiato se grazie al suo linguaggio fa bella figura pure Fornero, no?]). Certo, il linguaggio usato da Battiato è da pugno nello stomaco [no, è sessista], tipico dell’intellettuale indignato [no, tipico dei sessisti] che vuol “épater” un Paese cloroformizzato [no, ha detto una delle parole più usate dalle Alpi a Lampedusa, non ho capito proprio dove sarebbe tutta questa esclusività]. Ed è facile dire che ci si poteva esprimere in termini meno generici [infatti il difficile è dire che ci si poteva esprimere in termini meno SESSISTI], o aggiungere subito e non dopo che la denuncia riguarda anche le troie-maschio [fanno due insulti sessisti, Marco caro, non che uno cancelli l’altro], pronte a vendersi al miglior offerente [cosa che, tra l’altro, non è certo quello che succede alla stragrande maggioranza delle prostitute, che invece vengono vendute a prezzi stracciati senza certo poter scegliere i “clienti”. Quindi quella parola è sia un insulto sessista che un vero e  proprio errore, dato che l’attività che si vorrebbe stigmatizzare è un’altra].

Ma andiamo al sodo: è vero o non è vero che il Parlamento, anche questo, è pieno di comprati, venduti, ricomprati e rivenduti [e, per l’ennesima volta, che c’entra? Questo autorizza qualcuno a usare un linguaggio sessista? E perché non uno razzista, allora?]? È lo spirito losco del Porcellum (nomen omen [insulto specista #5 – sì, perché “troia” è bisvalido, è anche un insulto specista]) che porta alla prostituzione della politica, alla nomina dei servi dei partiti e innesca la corsa sfrenata al servaggio e al leccaggio per un posto al sole [e allora tu perché non fai i nomi? E perché non li ha fatti Battiato? Meglio un bel nome collettivo che è pure un insulto sessista e specista, certo]. E come li vogliamo chiamare questi servi, che si vendono la prima volta per farsi candidare in cima a una lista e poi magari si rivendono per voltar gabbana a seconda delle convenienze [CON IL NOME, SE HAI LE PROVE, SE NO TE NE STAI ZITTO E NON OFFENDI NESSUNO]? Passeggiatrici? Lucciole? Mondane? Falene? Peripatetiche? [ma non te ne accorgi da solo che hai solo sinonimi al femminile? E ci fai pure il giornalista, complimenti per la consapevolezza del proprio linguaggio!] Chi voleva capire ha capito benissimo: accade a tutti [a me no] di dare della “troia” [insulto sessista #5] a chi, maschio o femmina, è disposto a tradire e a tradirsi per un piatto di lenticchie o a vendersi per far carriera [no, lo vedi che non hai capito? Quello che hai descritto è il comportamento di un doppiogiochista: di nuovo, la prostituta in genere non può scegliere né aspettare, né migliora certo la sua situazione “lavorando”]. Ma, nel Paese di Tartuffe, che con buona pace di Molière è l’Italia e non la Francia, ci si straccia le vesti appena qualcuno squarcia il velo dell’ipocrisia [quale velo? Che ci siano corrotti e corruttori in Parlamento lo si sa da un pezzo! E anche grazie a te! Il berlusconismo consiste proprio nel non nascondere le pratiche più scorrette, facendole passare per prassi consolidata!] e dice pane al pane: ieri sui ricatti della Bicamerale, oggi sulla mignottocrazia [insulto sessista #6] (copyright Paolo Guzzanti).

Battiato è come il bambino che urla “il re è nudo” e la regina è troia [insulto sessista #7 – ed è così contento di dirlo che non si accorge che con la favola menzionata il gesto di Battiato non c’entra niente – lo vediamo tutti da un pezzo che il re è nudo]. Tutta la corte intorno sa benissimo che è vero, ma arrota la boccuccia a cul di gallina [insulto specista #6] e prorompe in urletti sdegnati. Lo sa tutto il mondo come e perché sono stati/e eletti/e certi/e cosiddetti/e onorevoli. Persino in India, dove la Ford si fa pubblicità con un cartoon che ritrae lo statista di Hardcore col bagagliaio dell’auto pieno di mignotte [insulto sessista #7]. I primi a saperlo sono i nostri giornali, che han pubblicato centinaia di intercettazioni sulle favorite del Cainano e sulla compravendita dei parlamentari, e ora menano scandalo perché Battiato, dopo averci scritto una splendida canzone Inneres Auge), li chiama per nome [magari! Invece ha usato un nome collettivo – che sono sempre sbagliati, come si sa – che è pure un insulto sessista]. E non si accorgono neppure che il loro finto sdegno [che ne sai che è finto? Quello di Boldrini è finto?] non fa che confermare le parole di Franco [no, stai mettendo insieme due circostanze che invece sono differenti. Il fatto che a me quelle parole facciano schifo non significa certo che difendo i parlamentari corrotti. Io stigmatizzo l’uso di un linguaggio sessista, a prescindere dalle circostanze]. Se uno accenna ad alcune troie [insulto sessista #8] e si offendono tutti/e, la gente [la gente, ma davvero un giornalista professionista usa ancora questo termine?] penserà: “Però, guarda quante sono! Credevo di meno…” [però, in che bella considerazione tieni le persone comuni, Travaglio, grazie].