Forti con i deboli

enpa-torino

Il 21 maggio è stato vandalizzato il canile ENPA di Torino.

La condanna di quanto successo, soprattutto vista la violenza subita, seppur indirettamente, dagli animali non umani presenti all’interno della struttura, è doverosa.

Meno accettabile è il comunicato pubblicato dall’ENPA Torino su Facebook, connotato da una condanna razzista dei fatti che ha dato fiato alle trombe del popolino – che aspetta avidamente queste occasioni per tirare fuori i forconi dalla cantina e le ruspe dai garage.

Leggi tutto “Forti con i deboli”

L’umano e il selvatico

cinghiali-branco1L’animale umano ha l’incessante bisogno di rimodellare tutto ciò che lo circonda in modo da renderlo affrontabile, e superabile. La visione antropocentrica è talmente connaturata in noi da non permetterci di accettare, se non con grande sforzo, un mondo che spazi oltre la nostra vista.

Cerchiamo di plasmare l’ambiente che ci circonda in modo rassicurante, contenuto, limitato. E là dove non riusciamo ad arrivare erigiamo un muro, un confine che segni quello che è controllabile da quello che non lo è, e che il più delle volte non reputiamo degno di esistere.

In questa nostro incessante ossessione incontriamo un ostacolo faticosamente aggirabile, ma non abbattibile. Sarebbe così semplice accettare l’ineluttabilità del nostro essere animali invece che arroccarci sull’indispensabilità del nostro essere Umani.

Il mondo che ci circonda non è a nostra misura.

E’ triste, avvilente, assistere ai raccapriccianti tentativi che l’animale umano fa per piegare il mondo al suo volere, quasi sempre, per fortuna, fallimentari.

Ciò che sgomenta è la scia di vittime collaterali della nostra ossessione, che ci lasciamo le spalle in numeri inconcepibili; e ogni giorno tentiamo e ogni giorno falliamo.

Eppure siamo ancora capaci di stupirci, di sorprenderci di qualcosa che inaspettatamente si presenta ai nostri occhi, salvo poi, il più delle volte, attuare in modo automatico meccanismi che ci portano a trasformare la sorpresa in paura, la paura in rabbia e quest’ultima in morte, sterminio.

Gli animali rompono il confine del ‘nostro’ ingombrante, rumoroso e avvelenato spazio: sempre più animali definiti ‘nocivi’ si affacciano alle nostre porte, così come i vegetali rompono il confine del nostro tempo, abbattendo i muri che lentamente ci sforziamo di ricreare. Questo è inaccettabile, e va combattuto con ogni mezzo, fino all’estinzione. Eppure eccoli lì, che ritornano in un’invasione silenziosa, ad incalzarci nel nostro annaspante controllo, fragili ma allo stesso tempo invincibili. E allora perché non arrenderci all’evidenza ed imparare quanto il mondo che ci circonda può insegnarci?

Ma soprattutto, come possiamo continuare ad imporre al mondo che ci circonda i nostri confini, i nostri muri sempre più alti? Voliere, gabbie, recinti indorati da una falsa compassione e ‘amore’. L’animale umano ha alzato il proprio sguardo e si è illuso di riuscire a vedere più lontano, ma non potrà mai osservare il mondo con gli occhi dell’aquila, capire cosa significa librarsi sulle correnti ascensionali a centinaia di metri d’altezza. Non potrà mai vivere l’acqua come sa fare un pinguino, un’orca o un delfino. Percepire la foresta come può farlo un cinghiale o una volpe.

Quando accetteremo i nostri limiti forse cominceremo a non imporli a chi non li ha, privandoli della libertà.

 

 

E cosa ne sarà di Charley…

sicur

E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Ho avuto la malsana idea di iscrivermi ad un corso da coordinatore per la sicurezza in cantiere. Malsana perché è un ruolo in cui ci si trova tra l’incudine del committente dei lavori, ed il martello dei controlli degli Enti preposti. Se da una parte il corso mi ha convinto che non c’è niente di meglio che fare il coordinatore per prendersi una denuncia per concorso in lesioni colpose o omicidio colposo, dall’altra mi ha aperto gli occhi, e dato un minimo di strumenti, per comprendere cosa significa la sicurezza nei cantieri e nei posti di lavoro.

Ma partiamo da un dato di fatto, uno dei tanti: 1180 morti sul lavoro nel 2012 in Italia, più di tre al giorno (per non parlare delle invalidità permanenti e delle malattie professionali).

Leggi tutto “E cosa ne sarà di Charley…”

Genuino clandestino e la Fattoria (in)Felice

233685028_640

Negli ambienti militanti e non, si sta diffondendo la solidarietà e la partecipazione attiva alla campagna Genuino Clandestino, promossa dall’associazione Campi Aperti per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li rende fuorilegge. La campagna si è nel tempo trasformata in una rete dalle maglie mobili di singol* e di comunità in divenire che, oltre alle sue iniziali rivendicazioni, propone alternative concrete al sistema capitalista vigente.

Andando a leggere il manifesto che è stato discusso nell’estate di quest’anno emergono dei punti assolutamente condivisibili, che però meritano di essere contestualizzati e analizzati per quello che in realtà comportano e per le contraddizioni che fanno emergere.

Leggi tutto “Genuino clandestino e la Fattoria (in)Felice”

La casa è un diritto, resistere è un dovere…

La solidarietà fa paura allo Stato.

Perché la solidarietà si sviluppa nel momento in cui le reali necessità dell’individuo vengono messe a nudo, quando non si può più accettare di venire calpestati. Sfonda il muro dell’apatia sociale, del coma indotto che la nostra società sta vivendo.

Lo Stato reagisce aumentando la dose di morfina finchè riesce e, dopo che le sue piccole illusioni sono smascherate, fa emergere la sua natura più intima, il suo lato repressivo.

Questo sta succedendo a Torino, diventata ormai capitale degli sfratti, dove le famiglie hanno deciso di far valere il proprio diritto alla casa, unite nel rivendicare una dignità negata.

Il diritto alla dignità è irriducibile e imprescindibile, il diritto alla proprietà no.

 

#Guerrieri… Giochiamo a far la guerra?

i-guerrieri-della-notte-the-warriors-img1

Il mio primo pensiero, quando ho letto lo slogan della nuova iniziativa promozionale di ENEL, non poteva che andare al film “I guerrieri della notte”.

“Siamo i #guerrieri al comando di noi stessi”

“Siamo i guerrieri dei salti nel buio e degli investimenti oculati”

“Se la loro battaglia è anche la tua, raccontala su guerrieri.enel.com”

Il secondo pensiero arriva immediato, terra terra: “Ma l’ENEL non è quella che se non le pago le bollette mi toglie la luce? Bollette che in dieci anni sono aumentate del 38,5 %?”

Leggi tutto “#Guerrieri… Giochiamo a far la guerra?”

Perchè gli antispecisti possono non dirsi comunisti.

chinese farm

Nel numero 11 di Liberazioni, notevole rivista di critica antispecista, è stato pubblicato un articolo di Aldo Sottofattori dal titolo “Perché gli antispecisti non possono non dirsi comunisti“. Da antispecista sono stato subito colpito da questa affermazione, che mette un chiaro confine – per certi versi anche positivamente – su quale possa essere il pensiero politico antispecista.

Da subito Sottofattori mette le mani avanti, affermando che “Questo articolo non pretende di affermare una tesi assoluta che non richieda ulteriori revisioni. Esso consiste piuttosto in una riflessione offerta al movimento antispecista per iniziare a ragionare sulle condizioni necessarie perché si realizzi la liberazione animale dal giogo umano”.

Da subito vengono prese le distanze dalla possibilità di ottenere una liberazione animale in una società di libero mercato, seppure diversa da quella attuale. Un approccio “culturalista”  e non “politico” della liberazione animale, quindi una modificazione dei costumi piuttosto che un cambiamento radicale della società liberista, non può che portare al fallimento.

Leggi tutto “Perchè gli antispecisti possono non dirsi comunisti.”