L’umano e il selvatico

cinghiali-branco1L’animale umano ha l’incessante bisogno di rimodellare tutto ciò che lo circonda in modo da renderlo affrontabile, e superabile. La visione antropocentrica è talmente connaturata in noi da non permetterci di accettare, se non con grande sforzo, un mondo che spazi oltre la nostra vista.

Cerchiamo di plasmare l’ambiente che ci circonda in modo rassicurante, contenuto, limitato. E là dove non riusciamo ad arrivare erigiamo un muro, un confine che segni quello che è controllabile da quello che non lo è, e che il più delle volte non reputiamo degno di esistere.

In questa nostro incessante ossessione incontriamo un ostacolo faticosamente aggirabile, ma non abbattibile. Sarebbe così semplice accettare l’ineluttabilità del nostro essere animali invece che arroccarci sull’indispensabilità del nostro essere Umani.

Il mondo che ci circonda non è a nostra misura.

E’ triste, avvilente, assistere ai raccapriccianti tentativi che l’animale umano fa per piegare il mondo al suo volere, quasi sempre, per fortuna, fallimentari.

Ciò che sgomenta è la scia di vittime collaterali della nostra ossessione, che ci lasciamo le spalle in numeri inconcepibili; e ogni giorno tentiamo e ogni giorno falliamo.

Eppure siamo ancora capaci di stupirci, di sorprenderci di qualcosa che inaspettatamente si presenta ai nostri occhi, salvo poi, il più delle volte, attuare in modo automatico meccanismi che ci portano a trasformare la sorpresa in paura, la paura in rabbia e quest’ultima in morte, sterminio.

Gli animali rompono il confine del ‘nostro’ ingombrante, rumoroso e avvelenato spazio: sempre più animali definiti ‘nocivi’ si affacciano alle nostre porte, così come i vegetali rompono il confine del nostro tempo, abbattendo i muri che lentamente ci sforziamo di ricreare. Questo è inaccettabile, e va combattuto con ogni mezzo, fino all’estinzione. Eppure eccoli lì, che ritornano in un’invasione silenziosa, ad incalzarci nel nostro annaspante controllo, fragili ma allo stesso tempo invincibili. E allora perché non arrenderci all’evidenza ed imparare quanto il mondo che ci circonda può insegnarci?

Ma soprattutto, come possiamo continuare ad imporre al mondo che ci circonda i nostri confini, i nostri muri sempre più alti? Voliere, gabbie, recinti indorati da una falsa compassione e ‘amore’. L’animale umano ha alzato il proprio sguardo e si è illuso di riuscire a vedere più lontano, ma non potrà mai osservare il mondo con gli occhi dell’aquila, capire cosa significa librarsi sulle correnti ascensionali a centinaia di metri d’altezza. Non potrà mai vivere l’acqua come sa fare un pinguino, un’orca o un delfino. Percepire la foresta come può farlo un cinghiale o una volpe.

Quando accetteremo i nostri limiti forse cominceremo a non imporli a chi non li ha, privandoli della libertà.

 

 

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