Mi sono fatta violentare per amore

amor-violacion-emma-gasco-870x561

Articolo originale qui, traduzione di feminoska, revisione di Serbilla e Elena Zucchini.
Buona lettura!

Da giorni continuo a chiedermi se pubblicare o meno questa storia. La cosa più semplice sarebbe tenerla per me; alla fine, si è trattato di due sole aggressioni delle tante subite nella mia vita. Se sono riuscita a sopravvivere senza traumi, sopravviverò anche a questa… in fondo non è “così grave”…

Alla fine ho deciso di renderla pubblica, per diversi motivi. In primo luogo, perché anche io mi sono resa pubblica e visibile mediaticamente, in particolare su di un tema, quello della prostituzione, che scatena accesi dibattiti all’interno del femminismo. La mia posizione, in quanto prostituta (è così, mi guadagno da vivere prostituendomi dal 1989), è quella di difendere i diritti fondamentali delle persone che esercitano la prostituzione – non quella dei “protettori”, sia chiaro: lotto contro lo stigma della prostituta e il trattamento da “poverette” incapaci di prendere decisioni e assumersi rischi. Inoltre, sostengo che non tutti gli uomini che ricorrono al sesso a pagamento sono maltrattatori o stupratori, ma soprattutto che sono relazioni che si concordano tra adulti (le pratiche sessuali che verranno messe in pratica, l’obbligo dell’uso del preservativo, il tempo, ecc.);

Quando mi chiedono se io sia mai stata aggredita da un cliente – anche solo per mera statistica, dovrebbe essermi successo – la mia risposta è ‘no, non sono mai stata aggredita da nessuna delle decine di migliaia di uomini con i quali ho avuto rapporti’. Quali sono stati e chi sono i potenziali aggressori? Certo, sono stata testimone di aggressioni e ho pianto con alcune compagne, ma nel mio caso, ho imparato ad evitare situazioni potenzialmente pericolose. Allo stesso modo non accetto le molestie di strada e so affrontare i bulli. Dunque, in quale contesto sono stata aggredita? Nella vita quotidiana, fuori dall’ambito della prostituzione, e sempre, sempre, da parte di uomini con i quali avevo un precedente rapporto di fiducia: uomini della mia famiglia, vicini, capi dei miei vari posti di lavoro, colleghi e una delle mie “cotte” (leggasi il “brivido dell’innamoramento”)… Sì, ho subito molestie sessuali, abusi sessuali, e, infine, due violenze da parte di uomini di cui mi fidavo.

Quando ho pubblicato il mio libro ‘Una mala mujer’ (‘una donna permale’)  ho raccontato gli abusi e le violenze tra le quali sono nata e cresciuta, a partire da mio padre e mia madre; poi la violenza da parte dei vicini “teppisti” del quartiere, quando avevo 12 anni, e l’abuso sessuale di uno dei miei capi, in cui davvero mi sono sentita “puttana” e sporca – ma per paura di perdere il lavoro (un lavoro di merda, devo dire, perché non mi permetteva di riscattarmi dalla povertà) ho accettato tutto quello che mi ha chiesto, fingendo che mi piacesse tanto essere “la sua amante”, ma né lui mi piaceva né io volevo fare sesso con lui, lo facevo solo per paura. Non ho raccontato episodi di molestie fisiche, anche in adolescenza, da parte di due cugini, che mi lasciavano a metà tra il sentire l’emozione del proibito e il disgusto che mi dava il loro toccarmi, perché non mi chiedevano il permesso, semplicemente lo facevano e io li lasciavo fare…

E così, con queste premesse, arrivo al punto della questione: Come è possibile che una donna che in 26 anni di prostituzione non è mai stata aggredita da nessun cliente, subisca violenze sessuali – “palpate” sopra i vestiti da parte di una persona conosciuta e che ora non racconterò per non dilungarmi – nel giro di poche settimane? E dopo quell’episodio a 12 anni, che io pensavo mai si sarebbe ripetuto, sono stata violentata a causa dell’innamoramento, per quello stato di imbecillità che mi ha lasciato bloccata e mi ha impedito di reagire.

È un uomo che ho incontrato sui social network, che prima di questo episodio ammiravo molto, che un giorno mi ha approcciato e l’ammirazione che provavo mi ha fatto abbassare la guardia; ha saputo prima illudermi e poi farmi innamorare con belle parole, facendo apprezzamenti rispetto alle mie inquietudini e con un emozionante sesso virtuale del quale ho sinceramente goduto. Alla fine ero arrivata a credere che davvero gli importasse di me come persona, che non si curasse del fatto che mi guadagno da vivere come prostituta, perché mi aveva completamente inclusa nella sua vita quotidiana, mi aveva fatto incontrare la sua famiglia, mi raccontava di essere in procinto di separarsi, diceva di amarmi… Quando è arrivato il momento di incontrarci di persona, desideravo quel rapporto sessuale. Quello che non mi aspettavo, perché nulla del suo atteggiamento me lo aveva fatto sospettare, è che sarebbe stato così aggressivo.

Ci siamo incontrati in un hotel, sono arrivata presto e l’ho aspettato eccitata e ansiosa, tenevo pronto il preservativo sopra al comodino… Lui è arrivato puntuale e dopo quattro baci, quattro baci letteralmente, dati frettolosamente (che già mi dovevano allarmare), ha cominciato a toccarmi aggressivamente, in modo molto brutale, i seni, le parti intime sotto al vestito, e in quel momento mi sono bloccata, non sono riuscita a fermarlo, a frenarlo, a dirgli “non essere così brutale “, a respingerlo. Il resto? Non sono in grado di ricordare i dettagli, so che in un attimo ero a letto senza mutandine; lui si abbassava soltanto i pantaloni e mi penetrava, proprio così. Sì, se ne è venuto subito,  e finito il tutto si è alzato, “Devo andare” … tutto in pochi minuti …

E io piangevo, pensando: “Ma… cosa è successo? Sì… Sono stata violentata!”, E sì, “Non ha usato il preservativo”, “Non mi ha chiesto se potrei rimanere incinta, o se uso contraccettivi”, “Non mi ha chiesto cosa mi piaceva e cosa no”, “Non è stato come avrebbe dovuto”, “Come mai non sono riuscita a lasciare la stanza, e mi sono fatta toccare in quel modo?”… “Ma … ma… come ho potuto lasciare che mi trattasse così? E cosa devo fare adesso?”, “Perché mi è successo e perché ho abbassato la guardia?”. Dopo diversi giorni di riflessione, l’ho raccontato a due “amiche”, che l’hanno percepita più che altro come un’avventura andata storta. Solo una collega di lavoro, vale a dire una prostituta, mi ha dimostrato empatia ed è stata d’accordo con me nell’identificarla come violenza machista, e senza scrupoli, contro le donne –  inclusa sua moglie.

Tutto questo è il riflesso della violenza strutturale di genere. Un grave problema di educazione sessista, che ci portiamo dietro generazione dopo generazione, per cui le donne hanno difficoltà a trovare gli strumenti necessari a gestire emozioni come la paura o l’infatuazione. Quell’ “amore romantico” interiorizzato fin da piccole, e al quale ci arrendiamo, senza domande;  nonostante impariamo e sappiamo essere una costruzione culturale perversa, quanto è difficile non cadere nella sua rete! Colpisce tutte le donne, indipendentemente dal livello socio-culturale, in maggiore o minore misura … E mi fa arrabbiare ancor di più perché, nel mio caso, nel contesto del sesso a pagamento io controllo tutto e reagisco, non mi blocco.

Tanto potente e subdola è la violenza di genere. Tutte le donne sono vulnerabili, dunque c’è molto da fare se desideriamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato ed evitare che le future generazioni continuino a riprodurre questo schema. Sono indignata del fatto che non esista una educazione sessuale e affettiva dall’infanzia… non so che altro dire… spero solo che la condivisione di questa esperienza, se ancora c’è chi non riconosce l’entità di questa violenza contro le donne, renda pienamente consapevole di come si manifesta. Violenza non significa soltanto essere violentate con la forza, le minacce e le aggressioni fisiche, una violenza si verifica anche quando uno stato emotivo causato da questo tipo di educazione ci impedisce di reagire, e non solo per la paura di subire una violenza più grande o la paura del rifiuto o la paura che pensino che “sono una fica secca”.

Se mi definisco femminista è perché mi batto affinché le donne possano esprimersi come desiderano, ciascuna nel proprio contesto e nelle proprie circostanze personali, e che non siano più oppresse da questa cultura maschilista che ci rende incapaci di dire: “No, non così!” e “Niente e nessuno mi impedirà, per il fatto di essere donna, di realizzarmi e realizzare i miei sogni!”

 

I nostri corpi non sono campi di battaglia!

resize_image

Traduzione di un interessante documento sulle donne – pubblicato in inglese qui – e tradotto da Feminoska per FaS in occasione delle proteste in Egitto.
Buona lettura!

///////////

A seguito delle attuali proteste in Egitto contro la Fratellanza Musulmana, stiamo assistendo ad un sacco di indignazione su come le manifestanti donne vengano picchiate e umiliate nelle strade. Lo stesso identico fenomeno ha caratterizzato le proteste contro Mubarak e lo SCAF.
E’ interessante notare come, durante i periodi di conflitto politico, il ruolo della donna venga svilito: da cittadina attiva a “corpo femminile” che subisce l’aggressione del regime in vigore. Il suo corpo diviene campo di battaglia: una testimonianza della brutalità del regime e dello sfruttamento di coloro che desiderano rovesciarlo. La retorica suona così: ‘il regime sta attaccando anche i più deboli, dobbiamo proteggerl*!’ Continue reading “I nostri corpi non sono campi di battaglia!”

Il corpo genderizzato diventa pubblico: Egitto, violenza sessuale e rivoluzione

speak up
Speak up!

 

Pubblichiamo la traduzione dell’articolo The Gendered Body Public: Egypt, Sexual Violence and Revolution pubblicata recentemente su FaS, continuando il nostro approfondimento sulla repressione di genere in Egitto contro le manifestanti.

Pubblicato il 28 gennaio su jadaliyya.com, il pezzo di Maya Mikdashi è una amplia riflessione sul fenomeno degli stupri di massa contro le manifestanti di Piazza Tahrir e dei danni della politica che non tiene conto delle differenze di genere nelle rivoluzioni arabe e non solo.

Buona lettura!

Il Corpo Genderizzato in Pubblico: Egitto, Violenza Sessuale e Rivoluzione
di Maya Mikdashi – Traduzione di Francesca Zampagni

Dobbiamo riconoscere, trattare, e affrontare la violenza sessuale che ha avuto, ha, e avrà luogo in e attorno a Piazza Tahrir. Come affrontare un impegno simile in maniera etica e responsabile, che sia solidale con le continue (e multiple) rivoluzioni in Egitto? Come mantenere e rispettare la complessità politica, economica e sociale di fronte agli orrori di uno stupro pubblico e di massa? Continue reading “Il corpo genderizzato diventa pubblico: Egitto, violenza sessuale e rivoluzione”

Violenza sessuale contro le donne e l’aumento degli stupri di gruppo a Piazza Tahrir e dintorni

donnatahrir

Dal sito del Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli ripubblichiamo una traduzione su un tema che ci interessa molto e su cui stiamo lavorando anche con il gruppo traduzioni militanti nato da Femminismo a Sud.

Le traduzioni da parte del CAU di Napoli sono state realizzate in occasione dell’iniziativa del passato 8 marzo intitolata “8 marzo: Il protagonismo femminile nelle rivolte egiziane tra violenza sessuale e organizzazione della protesta“.

Quella che riproponiamo è una analisi teorica femminista ripresa dal sito Nazra for Feminist Studies.

Vi rimandiamo anche alla lettura degli altri due articoli tradotti:

Egitto: le lavoratrici prendono parola

Femminismo imperialista, Islamofobia e la Rivoluzione egiziana

Buona lettura!

//////////

Violenza sessuale contro le donne e l’aumento degli stupri di gruppo a Piazza Tahrir e dintorni di Nazra for Feminist Studies – 4 Febbraio 2013
traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

testverginit

Con questo articolo, Nazra for Feminist Studies propone un’analisi teorica femminista che prova a comprendere l’aumento della violenza sessuale contro le donne registrato negli ultimi mesi. Noi crediamo che sia importante sollevare questa discussione cosicché diversi attori politici, anche quelli ben intenzionati, non strumentalizzino le preoccupazioni delle donne. Speriamo anche di arricchire il dibattito attualmente in corso su questo delicato argomento facendo ricorso alla nostra esperienza sul campo nella lotta contro la violenza sulle donne. Guardiamo con favore questa discussione essendo state a lungo sostenitrici dell’importanza di un dibattito femminista sulla violenza sulle donne in generale. Il nostro approccio è sempre stato questo sia quando abbiamo sostenuto la lotta contro la violenza sulle donne, sia quando abbiamo appoggiato coloro che difendono i diritti umani delle donne in tutto l’Egitto e sia quando abbiamo cercato di collegare le questioni femministe con la politica promuovendo candidature femminili di diversi orientamenti politici ma che ponessero le questioni di genere al centro delle loro agende politiche. Continue reading “Violenza sessuale contro le donne e l’aumento degli stupri di gruppo a Piazza Tahrir e dintorni”

Piazza Tahrir: La violenza sessuale come arma

tahrir-placardPubblichiamo la traduzione di questo articolo pubblicato originariamente in arabo sul sito di NOW e tradotto in inglese dalla stessa piattaforma.

Grazie a Elena C. per la traduzione (e la pazienza) e a Martina per la revisione.

Buona lettura!

///////////

CAIRO. “Eravamo un gruppo di 20 donne dirette a piazza Tahrir per prendere parte al secondo anniversario della rivoluzione del 25 gennaio. Mi tenevo per mano con Rawija, una signora di 67 anni. Quando siamo arrivate vicino alla piazza un gran numero di uomini ha iniziato a tentare di separaci l’una dall’altra. Più andavamo avanti più il cappio si stringeva. Hanno trascinato Rawija lontana da me e ho visto il panico sul suo volto. Ero sola, circondata da cinque uomini con  altri dieci intorno a loro, che mi palpeggiavano. Avevano dei coltelli e mi stavano molestando fingendo al contempo di volermi proteggere. Uno di loro mi toccava mentre diceva: ‘Non avere paura, ci siamo noi con te’. Hanno iniziato a spingermi verso una zona buia e mi è preso il panico. La stessa scena accadeva dappertutto intorno a me con gruppi di uomini, circondati da altri gruppi più numerosi, e le donne al centro che gridavano. Mi sono fatta trascinare dal flusso di persone e sono riuscita a raggiungere una zona illuminata. Ho visto un mio collega che cercava di raggiungermi e finalmente è riuscito a liberarmi da questo circolo di follia. E’ successo tutto nell’arco di qualche minuto ma altre donne hanno subito aggressioni simili per un’ora o più mentre i loro vestiti venivano strappati con i coltelli. Quello che ho passato io è nulla a confronto di quello che è accaduto quel giorno a innumerevoli donne.” Continue reading “Piazza Tahrir: La violenza sessuale come arma”