L’ordine delle cose

“The Order of Things” è un cortometraggio sulla violenza di genere, diretto dai fratelli Alenda, interpretato da Manuela Vellés, Mariano Venancio, Javier Gutiérrez y Biel Durán.
La violenza di genere non è circoscritta a un solo contesto, le donne ne sono vittime in strada, sul posto di lavoro e in famiglia. In questo cortometraggio ci si richiama a un contesto famigliare dominato da una figura maschile che, ricevuto il mandato della violenza dal proprio padre, vorrebbe passarlo al figlio. Gli esiti però sono diversi.
Il finale è molto evocativo, una donna che riesce a liberare sé stessa, libera tutte.
Per il resto ci sono i commenti, buona visione.

Il vero vincitore è il moralismo

La notizia la conoscete tutt@: Silvio Berlusconi è stato condannato a 7 anni e ha ricevuto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ma la condanna è di primo grado, quindi ha tutto il tempo di mischiare le carte.

Premetto che, vada in carcere o meno, a me non interessa minimamente, non credo nel carcere e quindi non lo augurerei a nessun@. Credo invece nella riabilitazione, nella possibilità di comprendere i propri sbagli e cambiare, ma sfortunatamente questa “rieducazione” non è prevista nell’istituzione carceraria. Lì dentro, in quei 8 mq, non si insegna altro che la regola del “vince il più forte” e, in questo caso, lo Stato e le forze dell’ordine, ma è sempre una questione di dominio, chi ne ha di più riesce a sbattersene anche dello Stato. In sintesi è un braccio di ferro, un gioco a chi ce l’ha più grosso. Roba machista che ci dovrebbe far venire i conati di vomito.

Ma, a parte la violenza insita nel carcere, la giustizia che dovrebbe “tutelarci” e che è stata da molti lodata per questa sentenza, in realtà è la stessa che condanna chiunque decida di lottare per il diritto alla casa, contro la privatizzazione delle scuole e lo smantellamento dell’istruzione pubblica, per la salvaguardia della propria terra che i potenti vorrebbero violentare riversandoci rifiuti di ogni genere o traforandola per un progetto del tutto inutile di “alta velocità”, la lotta contro la violenza di genere che si dimentica troppo spesso essere agita anche da tanti tutori della legge, per mantenere luoghi occupati/liberati, per condizioni di lavoro migliori, perché a lavoro si continua a morire, contro la precarietà che ci schiaccia e ingabbia e tanto altro. Questa giustizia è la stessa che ha assolto gli assassini di Stefano Cucchi, e assolto i torturatori della Diaz e Bolzaneto, che ha preso di mira i/le compagn@ No Tav, che per condannare le 10 persone processate per i fatti di Genova ha riesumato reati dal codice Rocco, che adesso processa 18 compagn@ per i fatti del 15 ottobre a Roma ed ect., potrei continuare all’infinito ma penso che non serva, che questi fatti siano noti. Quando si parla di giustizia è questo quello a cui penso.

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Non sono un uomo o una donna, sono transessuale

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“Non sono un uomo o una donna, sono transessuale” – discorso di Jamrat Mason al Pride di Hackney, settembre 2010, traduzione di feminoska, revisione di H2O.

(Trascrizione del discorso tenuto al Pride di Hackney nel 2010. Uomo trans e comunista anarchico, Jamrat Mason parla di genere, sessualità e sessismo e degli aspetti sociali più ampi delle questioni transgender).

Mi chiamo Jamrat Mason e ho una vagina. Sono coinvolto nell’attivismo comunitario di East London, ma oggi sono qui per parlare “da persona trans” di questioni transgender. Il termine “transgender” è un termine ampio che si riferisce a uno spettro molto vasto di persone che in qualche modo ‘cambiano rotta’ rispetto al genere che sta scritto sul loro certificato di nascita. Quindi non posso, in alcun modo, rappresentare tutte le persone transgender. Posso solo parlare del mondo per come lo vedo io, da dove mi trovo, nella mia posizione di transessuale.

Sono un transessuale fortunato. Prima di tutto perché sono vivo. E in secondo luogo perché ho una famiglia che mi ama. Queste due caratteristiche non dovrebbero essere questione di fortuna, ma al momento le cose stanno così. La mia esperienza è abbastanza unica, così ho pensato di farvene un breve resoconto: a 3 anni la mia prima frase è stata: “Sono un bambino”, a 7 anni, quando ero ancora convinto che questo fosse vero, i miei genitori mi portarono da uno psicologo. Lo psicologo disse che probabilmente soffrivo di “disforia di genere”. I miei genitori ne discussero a scuola, e mi permisero di portare i capelli corti e indossare la divisa da ragazzo. A 8 anni sono entrato in cura da uno specialista di Londra (a carico dell‘NHS, il sistema sanitario nazionale) che mi ha seguito fino ai 18 anni. A 12 anni mia nonna ha finanziato il mio cambio di nome sui documenti. Ho vissuto come un maschio da quando avevo 7 o 8 anni. Ho attraversato completamente la pubertà femminile e, raggiunti i 21, anni ho cominciato ad assumere testosterone. Mi sono operato a 22 anni. Ora ne ho 24 perciò sono come mi vedete da circa 2 anni.

Non è mia intenzione chiedere semplicemente un’accettazione compiacente delle persone trans o invocare la fine degli insulti e delle legnate … voglio parlare di transfobia come di una questione che ci riguarda tutt* e che possiamo tutt* contribuire a combattere in qualche modo. Come società dobbiamo applicarci meglio alle questioni di genere.

Nel grembo materno tutt* cominciamo il nostro sviluppo come femmine. Le persone che nascono come maschietti cambiano durante la gravidanza, all’introduzione del testosterone. Il clitoride cresce e diventa il pene, e le labbra diventano lo scroto. A prima vista la parola woman sembrerebbe indicare che le donne sono uomini con l’utero (wo-man, come in womb-man). Ma in realtà, sono gli uomini ad essere donne con grossi clitoridi. La maggior parte delle persone alla nascita ha una vagina o un pene, ma alcune persone stanno in qualche modo a metà – queste persone sono ‘intersessuali’. Non appena nasciamo veniamo trattat* in modo molto diverso: ai bambini maschi vengono dati i lego, alle femmine le bambole (e poi ci si interroga sulla mancanza di ingegneri di sesso femminile); le ragazze sono incoraggiate a prendersi cura degli altri e a parlare dei propri sentimenti, mentre ai ragazzi viene detto di dimostrarsi virili. Ogni ragazzo e ogni ragazza, in una certa misura, devono fare i conti con la differenza che c’è tra essere chi si è, e quello che ci si aspetta da un Vero uomo. O da una Vera donna. Ogni corpo soffre per l’invenzione dell’Uomo e della Donna. E io mi considero una vittima estrema di questo meccanismo – in realtà non mi considero un Uomo – ma so, violentemente, di non essere una donna. Penso che le persone trans in genere siano le vittime estreme di questa rigidità.

La società è divisa in uomini e donne, e io non rientro in nessuna delle due categorie. Se dovessi andare in prigione, potrei essere un uomo in un carcere femminile, o un uomo con la vagina in un carcere maschile dove la privacy non è esattamente una delle priorità. Se dovessero arrestarmi, potrei scegliere se essere perquisito da un agente di polizia maschio o femmina. Ma non sono un uomo, non sono di sesso maschile, sono transessuale. Esiste un Certificato di riconoscimento del genere grazie al quale posso essere riconosciuto come uomo o donna da parte dello Stato. Ma non sono un uomo o una donna, sono transessuale. Potrei essere trattato come uomo, andare in un carcere maschile, essere perquisito da un poliziotto uomo, sposarmi con una donna. Ma non voglio sposarmi, non voglio vivere in una società in cui le persone vengono mandate in prigione e perquisite dalla polizia. Non credo in una lotta in cui chiediamo al governo di aver a che fare con noi in modo più efficiente, per opprimerci meglio. Non voglio integrarmi meglio in un sistema marcio, voglio qualcosa di completamente diverso. Voglio partecipare alla creazione di un mondo migliore.

Il pregiudizio contro gli uomini trans, come me, è basato sull’idea che stiamo cercando di farci largo per ottenere il privilegio di essere maschi – privilegio che non meritiamo, perché siamo inadeguati, non abbiamo peni e, se li abbiamo, sono strani, piccoli o fanno schifo. Siamo uomini inadeguati, col culo grosso  e un pisellino ridicolo.

Il pregiudizio contro le donne trans si basa sull’idea che si stiano auto-degradando, che siano ridicole, una caricatura, perché mai vogliono essere donna? Come se stessero cercando un modo per scendere di livello nella scala sociale.

Quindi la transfobia è radicata nel sessismo. Alcune persone credono che le donne trans non possano sapere cosa si prova a essere donna perché non hanno vissuto il sessismo in prima persona. Ma la transfobia che la donna trans deve affrontare è sessismo — moltiplicato per cento!

Secondo alcun*, gli uomini trans cercano di sfuggire al sessismo trasformandosi in uomini. Lasciate che ve lo dica: quando sei transessuale, non sfuggi al sessismo… vieni completamente scaraventato in un‘enorme palude di sessismo. Quando vivi entrambe le condizioni e anche di più, cominci a vedere il sessismo, lo noti quando gli altri non lo percepiscono. Quando tiri in ballo il genere si scatenano le forze della natura.

Il sessismo, e più in particolare, questa forma di sessismo che è una reazione alla devianza dal genere assegnato (non essere un uomo vero, o una donna vera) sembra essere veramente poco riconosciuta. E svolge un ruolo enorme nell’omofobia. Un ragazzino gay dall’aspetto molto maschile e che sa fare a pugni non rischia di diventare vittima di bullismo a scuola. I bambini di solito non giudicano i gusti sessuali dei loro compagni di scuola, ma giudicano come si comportano. I ragazzi effeminati sono vittime di bullismo in quanto effeminati, e vengono apostrofati come omosessuali e finocchi. Ma vengono presi di mira perché non agiscono come veri uomini: e questo è sessismo, ma noi lo chiamiamo omofobia. E quando lo si chiama omofobia, che organizzazioni ci sono per aiutare il ragazzo etero effeminato? Gli si dice che non c’è niente di male a essere omosessuale, ma non c’è nessuno che gli dica che va bene essere un po’ effeminato. Questa è la stessa prepotenza che le persone transessuali vivono elevata a potenza, ma non è in alcun modo riservata a noi.

L’esperienza delle persone transgender è al limite estremo – ed è un estremo letale, il sito Transgender Day of Remembrance mostra che, nel 2009, 130 persone transgender sono state uccise, ma questo è un problema universale, radicato nel sessismo, che colpisce tutt* noi e contro il quale tutt* possiamo lottare.

[L’invenzione del vero uomo e della vera donna è sancita dall’economia. Fino a quando qualcun* dovrà lavorare tutta la settimana per ottenere un salario, per sopravvivere, e fino a quando avremo bambini da accudire, qualcun altr* dovrà lavorare in casa, e occuparsi dei bambini gratis. Al momento, il più delle volte, l’uomo lavora a tempo pieno e la donna lavora gratis in casa. È il lavoro non retribuito che sostiene l’intero sistema. Se venisse meno, tutto crollerebbe. Ma questo non si può cambiare riallineando le questioni di genere oppure scambiando i ruoli e trasformando il patriarcato in un matriarcato, o mescolando tutto, o facendo una volta per uno … o pagando un’altra donna il minimo sindacale per fare il lavoro al proprio posto. Fino a quando questo sistema continuerà a stare in piedi, qualcuno dovrà lavorare gratuitamente in casa. E questa è una delle ingiustizie fondamentali alla base della nostra economia. Per quanto le persone transgender possano evidenziare che questi non sono due ruoli naturali immutabili, non è certamente un appello liberale alla tolleranza che trascinerà il sistema al collasso.]

Voglio ritornare a questa idea che dobbiamo, come società, come comunità, applicarci meglio alle questioni di genere. La transizione da un ruolo di genere a un altro non si limita alla chirurgia, anzi la chirurgia riveste un ruolo veramente minore nella transizione. La transizione è principalmente sociale, perché i ruoli di genere sono sociali. Come ho detto prima, ho vissuto per 12 anni come maschio, senza alcun intervento chirurgico o ormoni di sorta. Ora rientro nella categoria dei maschi, perché le persone mi chiamano ‘lui’ e mi vedono di sesso maschile. Il fatto che la transizione sia di tipo sociale sembra non essere riconosciuto dalla maggior parte delle persone e quando qualcuno si manifesta come trans, gli altri si limitano ad attendere che quella persona diventi abbastanza virile o femminile da convincerli. L’onere ricade sulla persona trans che deve “comportarsi come un uomo” o “comportarsi come una donna” per poter vedere rispettata la propria identità. Questo spesso significa che vengono ricompensati gli uomini trans che si comportano come degli idioti esagerando gli aspetti macho, perché solo allora la gente ne rispetta l’identità. Dovrebbe essere responsabilità di tutti rispettare l’identità di chi ci sta davanti, fare la propria parte nel cammino che si fa per sentirsi a proprio agio nella propria pelle.

Che cosa vogliamo, con le nostre marce dell’orgoglio e il nostro attivismo?

La libertà di camminare per strada, vestiti come ci piace, baciando chi ci piace, in un paio di aree da vip in centro Londra? Perché non baciarsi a Clapton? A Stratford? A East Ham? Essere liber* nelle comunità operaie nelle quali effettivamente viviamo? Sentirci liber* di esprimere il nostro amore, il nostro genere, il nostro corpo, senza temere di essere linciat* da bande di teppistelli? E che dire dei ragazzi adolescenti? Dei nostri vicini di casa? Quand’è che quel ragazzo adolescente si sentirà libero di fare un pompino al suo compagno, o di indossare un abitino, senza la paura di venire completamente rifiutato o senza pensare che questo potrebbe fare di lui una persona completamente diversa?

La tentazione potrebbe essere forte, per quegli omosessuali benestanti che hanno raggiunto la propria libertà, che camminano felicemente mano nella mano nella stradina di casa ad Hampstead, di prendere le distanze e non essere associati con i transgender, con noi devianti, o con noi queer di origine proletaria che viviamo in zone come Hackney, circondat* da omofobia, transfobia, sessismo. La vediamo eccome, quella tentazione, quando vediamo come è diventato il Pride di Londra. Ed è per questo che è importante che esistano eventi come questo, per mantenere il nostro attivismo di base, e non accontentarci di niente che non sia la libertà completa e assoluta.

 

Anche il sentimentale è politico. Ad libitum.

Dicofaccioproduco cose interessanti (oppure no).
Ho tante buone qualità (oppure no).
Sono figo (oppure no).
E la psiche è una stronza.

Andiamo tutte e tutti dall’analista a spiattellare anni su anni di traumi psicologici causati da scuolafamigliarelazionieccetera e quando ci chiediamo come va non riesco ad ottenere che un fiume impetuoso di risposte false. E intanto chi non vuole o non riesce a sottostare all’autoritarismo del vatuttobene come imperativo sociale è pazzo scemo depresso e via discorrendo.

Tutto questo non è passibile di discussione in una qualsiasi assemblea. Ma il personale non era politico? Io lo so benissimo perchè sono così. Tutto questo gigantesco mucchio di merda non piove dal nulla (tipo certe piogge a ciel sereno). Me l’hanno buttato addosso.
E allora un sentito vaccagare.

Ai bulletti fascistelli e machisti delle scuole medie, manovalanza becera dello status quo già da marmocchi.

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Mujeres Libres: S-corporati dalla norma!

adesivo

Dalle meravigliose Mujeres Libres di Bologna rilanciamo la loro campagna: Schifosa pubblicità sessista!

Buona lettura!

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Circa un anno fa ci siamo ritrovate ad affrontare, nel nostro percorso di autocoscienza, il tema dei corpi e dei modelli di donna che ci vengono quotidianamente riproposti dalle pubblicità e dai mass media.

Ci siamo ritrovate a raccontarci i nostri corpi, a chiederci cosa ci piace e cosa non ci piace di loro, a mettere in luce quanto il nostro giudizio sia assoggettato ai modelli di bellezza femminile che esaltano unicamente corpi magri, aggraziati, glabri, profumati, abbronzati e con le forme giuste al posto giusto. Da qui è scaturita la volontà di analizzare uno tra gli strumenti principali attraverso i quali vengono veicolati questi modelli: la pubblicità. Perciò è nata l’idea di lanciare la campagna “Schifosa pubblicità sessista” che incita tutt* ad attaccare un adesivo di denuncia sopra tutte le pubblicità sessiste che ci circondano per le strade (tutte le info le trovate qui ). Leggi tutto “Mujeres Libres: S-corporati dalla norma!”

Siete il marcio della vita! Avete sbajato giorno e epoca

I difensori dell’infanzia e della famiglia si richiamano alla figura
politica di un bambino che loro stessi costruiscono, un bambino presupposto eterosessuale >e dal genere conforme alla norma. Un bambino privato di qualunque forza di resistenza, di qualunque possibilità di fare un uso libero e collettivo del proprio >corpo, dei suoi organi, dei suoi fluidi sessuali. Questa infanzia che pretendono proteggere richiama, piuttosto, terrore, oppressione e morte. […]
Chi difende i diritti del bambino che è differente? I diritti del bambino che ama indossare il colore rosa? Della bambina che sogna di sposarsi con la sua >migliore amica? I diritti del bambin* queer, frocio, lesbica, transessuale, transgenere? Chi difende i diritti del bambino di cambiare genere se lo desidera? I >diritti del bambino alla libera autodeterminazione del genere e della sessualità? Chi difende i diritti del bambino a crescere in un mondo senza violenza pedagogico che fa paura, il sito dove proteggere le proprie proiezioni fantasmagoriche, l’alibi >che permette all’adulto di naturalizzare la norma. Quella che Foucault chiamava «biopolitica» è vivipara e pedofila. La riproduzione della nazione ne dipende. >Il bambino è un artefatto biopolitico che garantisce la normalizzazione dell’adulto.
sessuale, senza violenza di genere? [..]
Il-bambino-da-proteggere […] è il prodotto di un dispositivo
(preciado quanto ti adoro) —>
Tratto da Bambin@ queer

Condividiamo con piacere l’appello di quelle meraviglie delle Ribellule, in seguito al quale, però, riportiamo anche l’ultima notizia rispetto al corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio. La questura, come negli anni ’77, gli ha negato l’autorizzazione. Siamo del parere che il dissenso non abbia bisogno di alcuna autorizzazione, dato che è il sistema che la prevede a generare la violenza contro cui si manifesta. Nell’ultima settimana, questo governo, ha già palesato la sua natura repressiva, caricando ferocemente studenti e ricercatori napoletani, sgomberando la libreria ex-Cuem di Milano che è stata rioccupata, con nostro grande piacere, caricando brutalmente i/le manifestanti No Mous e ora osteggiando una manifestazione che, questa sì, ha motivo di esserci. Come nel ’77 anche il 12 maggio si scenderà ugualmente in piazza a ricordare quello che è successo e a rivendicare la necessità di lottare ancora per il diritto ad un aborto libero e gratuito, ad una autodeterminazione reale ed effettiva per tutte le donne. Per aderire all’appello inviate una mail a nomarciaperlavita@gmail.com. Buona lettura!

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Cose che sono tipo cazzate. Ma più grandi.

Esistono cose, nel mondo, che sono cazzate. Enormi, potentissime e deflagranti cazzate.
La cosa triste è che spesso non te le aspetti, eppure ti arrivano addosso e, assieme ad esse, cadono anche le braccia, una collezione completa di gonadi che non t’immaginavi possedere e pure qualche bestemmia.

Ad esempio, c’è questa cosa:

Ecce cazzata
Ecce cazzata

Mi spiego meglio: il messaggio “superficiale”, ossia ciò che questa scritta appare dire, è di tutto rispetto. Insomma, chi non vorrebbe un mondo privo di violenza (ad eccezione di chi si occupa di giochi di potere ed economici, chiaramente)? Perciò, sì:

– Finiamola con la violenza!
– Smettiamo di esercitare violenza!
-Che nessun* sia più vittima di violenza!

La pace nel mondo è uno dei sogni che cullo con più piacere. Non sono sarcastica: sono una hippie sessantottina la cui anima è trasmigrata in una donna d’oggi allo scopo di fare esperienza di vita negli anni Duemila. (Chiaramente mi prendo volentieri in giro: so di essere parecchio ingenua e la produzione delle mie personali visioni del futuro che contribuirò a creare lo dimostra…)

Però c’è un però. Perché la scritta non si limita solo a proclamare la fine delle sofferenze, ma si impegna affinché una parola specifica appaia cancellata pur rimanendo comunque ben visibile: WOMEN.

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Quando mi chiedono di reagire

tumblr_mjty18znzU1qkx16go1_500Mi sveglio, sono a casa. Sono le 8, non è tardi ma è meglio se mi sbrigo. Mi lavo, vesto, riempio la borsa delle cose che mi serviranno e via, di corsa verso il treno. Ho la gonna, fa caldo, il sole mi riscalda appena. Amo la primavera. Passo davanti alla banca, la guardia mi squadra, faccio finta di nulla. Procedo. Passo davanti ad una salumeria, sento un fischio, mi dà sui nervi, ma procedo. Gli anziani che sono in fila chissà da quanto alla posta mi guardano, alcuni sorridono, altri parlano piano, procedo. Mi sento osservata, la gonna sarà pure corta ma a voi che importa? Non le avete mai viste due cosce da fuori? Vorrei urlarglielo, ma taccio e procedo. Arrivo al treno, un biglietto prego. Pago, non posso non farlo, maledetti controlli. Il biglietto è aumentato ma il servizio fa più schifo di prima. Il treno arriva, provo ad entrare, siamo già uno sull’altr@ e mancano 10 fermate, saliranno altre persone, la sola idea mi fa star male. Il contatto non mi dispiace, amo sentire i corpi ma non in treno, non in questo modo, non ho scelta, devo starti addosso e tu starai addosso a me e “scusatemi tanto signorina, stiamo stretti” non basta se mi hai sfiorato il culo. Voglio urlare, ma taccio perché sono le 10 di mattina e vorrei solo arrivare tranquilla all’università, dove sicuramente perderò la pazienza. Arriva la mia fermata, tutt@ scendono, sono libera.

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The ‘Bitch’ Manifesto

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The BITCH Manifesto, ovvero il Manifesto ‘Cagna’, è stato scritto da Joreen nell’autunno del 1968.

L’abbiamo pubblicato su FaS nel mese di gennaio di quest’anno, tradotto per la prima volta in italiano. Ultimamente abbiamo felicemente saputo che stralci di questo testo sono stati letti alla prima Slut Walk che si è (finalmente) tenuta in Italia, lanciata dalle Ribellule: vedere il proprio lavoro militante valorizzato e apprezzato ripaga della fatica. Mentre però Le Ribellule hanno citato la fonte, in altri ambiti e blog ha iniziato a circolare, intero o a stralci, senza alcun riconoscimento.

Se così è, non ci stupiamo.  Pare essere, quello dell’appropriarsi dei contenuti – che è ben altra cosa dalla condivisione, che invece è sempre auspicabile – un vizio molto italiano.

Ci è purtroppo capitato già diverse volte. Vedere i propri contenuti video, le proprie traduzioni, ripubblicate senza citare la fonte è umanamente avvilente (e fa proprio inc..zare). Detto questo, siamo felici che le idee circolino!

Ai vampirelli là fuori vorremmo soltanto far sapere che quasi sempre sappiamo chi sono e che ci fanno proprio una mesta figura… un comportamento da veri mediattivist*!

Buona lettura!

Il manifesto ‘CAGNA’ di Joreen

Scritto nell’autunno del 1968, questo articolo è stato pubblicato in Notes from the Second Year, edito da Shulamith Firestone e Anne Koedt, 1970. E’ stato poi ristampato come opuscolo da KNOW, Inc., ed in diversi altri libri.

‘… l’uomo è definito come essere umano e la donna come femmina: ogni volta che si comporta da essere umano si dice che imita il maschio.’ Simone de Beauvoir

CAGNA è un’organizzazione che ancora non esiste. Il nome non è un acronimo. Sta a significare esattamente quello che sembra.
CAGNA è formata da Cagne. Esistono molte definizioni di cagna. La definizione più gentile è quella di cane di sesso femminile. Le definizioni delle cagne che sono anche ‘homo sapiens’, sono difficilmente così oggettive. Variano da persona a persona, e dipendono in larga misura da quanto si consideri cagna colei che utilizza questa definizione. Tuttavia, tutti convengono sul fatto che una cagna sia sempre una femmina, cane, o altro.
Inoltre, è idea comunemente accettata che una Cagna sia aggressiva, e quindi poco femminile (ehm!). Può essere sexy, e in questo caso diventa una Dea Cagna, un caso particolare che qui non ci interessa. Ma non è mai una “vera donna”.
Le Cagne hanno alcune o tutte delle seguenti caratteristiche:

1) Personalità. Le Cagne sono aggressive, assertive, autoritarie, prepotenti, risolute, malevole, ostili, dirette, schiette, sincere, odiose, dalla pellaccia dura, testarde, cattive, dogmatiche, competenti, competitive, invadenti, fanfarone, indipendenti, ostinate, esigenti, manipolatrici, egoiste, ambiziose, realizzate, travolgenti, minacciose, paurose, altere, tenaci, sfacciate, maschili, chiassose e turbolente. Tra le altre cose. Una Cagna occupa un sacco di spazio mentale. Sai sempre quando ne hai una intorno. Una Cagna non prende merda da nessuno. Può non piacerti, ma non puoi ignorarla.
2) Corporeità. Le Cagne sono grosse, alte, forti, grandi, potenti, esuberanti, dure, goffe, impacciate, tentacolari, stridule, brutte. Le Cagne muovono il proprio corpo liberamente invece di limitare, definire e confinare i propri movimenti in ‘maniera femminile’. Salgono le scale rumorosamente, avanzano a grandi passi quando camminano e non si preoccupano di come mettono le gambe quando si siedono. Hanno la voce alta, e spesso la usano. Le Cagne non sono graziose.
3) Orientamento. Le Cagne ricercano rigorosamente la propria identità in sé stesse e in quello che fanno. Sono soggetti, non oggetti. Possono avere un rapporto con una persona o un’organizzazione, ma non ‘sposano’ mai qualcuno o qualcosa: un uomo, un palazzo o un movimento. Perciò le Cagne preferiscono pianificare la propria vita piuttosto che vivere giorno per giorno, azione per azione, o persona per persona. Sono tipe indipendenti e credono di essere in grado di fare tutto ciò che dannatamente vogliono. Se qualcosa si mette sulla loro strada: beh, è quello il motivo per cui diventano Cagne. Se si realizzano nella professione, cercheranno la carriera e non avranno paura di competere con chiunque. Se non sono interessate alla professione, cercheranno in ogni caso l’ auto-espressione e l’auto-realizzazione. Qualunque cosa facciano, vogliono un ruolo attivo e sono spesso percepite come prepotenti. Spesso dominano le altre persone, quando non possono ricoprire altri ruoli che sublimino in modo più creativo le loro energie e le loro capacità. Spesso sono accusate di prepotenza quando si comportano in maniere considerate naturali per un uomo.

Una vera Cagna è autodeterminata, ma spesso il termine “cagna” viene utilizzato con minor discernimento. E’ una deroga popolare utile a schiacciare e ridurre al silenzio le donne considerate arroganti, creata dall’uomo e adottata dalle donne. Come il termine “negro”, “cagna” ha la funzione sociale di isolare e screditare una categoria di persone che non si conformano ai modelli di comportamento socialmente accettati.
CAGNA non usa questa parola in senso negativo. Una donna dovrebbe essere orgogliosa di dichiararsi una Cagna, perché ‘Cagna è bella’. Dovrebbe essere un atto di affermazione di sé e non di negazione da parte di altri. Non tutt* possono qualificarsi come Cagna. Non sono necessari tutti i suddetti requisiti, ma bisognerebbe essere in possesso di almeno due di loro per essere considerata una Cagna. Se una donna li possiede parzialmente tutti e tre è una ‘Cagna delle Cagne’. Supercagne sono quelle che posseggono totalmente e completamente i requisiti delle tre categorie, e di queste ce ne sono poche. La maggior parte di loro non dura a lungo in questa società.
La caratteristica più notevole di tutte le Cagne è che violano brutalmente le comuni concezioni di comportamento sessuale appropriato. Le violano in modi diversi, ma tutte loro le violano. Il loro atteggiamento verso sé stesse e gli altri, i loro orientamenti, il loro stile personale, il loro aspetto e il modo di gestire il proprio corpo, urtano le persone e le fanno sentire a disagio. Talvolta in maniera consapevole, a volte no, ma la gente in generale si sente a disagio con le Cagne. Le considerano aberrazioni. Trovano il loro stile inquietante. Così creano una discarica per tutte coloro che considerano maligne e le chiamano donne frustrate. E frustrate possono esserlo, ma la causa è sociale, non sessuale.
Ciò che è inquietante in una Cagna è che è androgina. Integra in sé le qualità tradizionalmente definiti come “maschili” con quelle “femminili”. Una Cagna è schietta, diretta, arrogante, a volte egoista. Non ha simpatia per le vie indirette, sottili e misteriose dell’ “eterno femminino”. Disprezza la vita vicaria considerata naturale per le donne, perché vuole vivere una vita tutta sua.
La nostra società ha definito l’umanità come maschile, e il femminile è ciò che è ‘altro da maschile’. In questo modo, le femmine possono essere umane solo vivendo indirettamente attraverso un maschio. Per poter vivere, una donna deve accettare di servire, onorare e obbedire un uomo, e quello che ottiene in cambio è nella migliore delle ipotesi una vita fantasma. Le Cagne si rifiutano di servire, onorare e obbedire a nessuno. Vogliono essere persone integre e attive, non semplici fantasmi. Vogliono essere donne e persone. Questo le rende contraddizioni sociali. La mera esistenza delle Cagne nega l’idea che la realtà di una donna debba passare attraverso la relazione con un uomo e sfida la convenzione che vede le donne come perpetue bambine, da tenere sempre sotto l’altrui guida.
Pertanto, se presa sul serio, una Cagna è una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave, e i valori sociali che giustificano il mantenimento delle donne ‘al proprio posto’. E’ la testimonianza vivente del fatto che l’oppressione della donna non deve esistere per forza, e come tale solleva dubbi sulla validità di tutto il sistema sociale. Poiché è una minaccia, non viene presa sul serio. Viene invece derubricata come ‘deviante’.Gli uomini creano una categoria speciale per lei, in cui viene definita almeno parzialmente come umana, ma non come donna. Nella misura in cui si riferiscono a lei come essere umano, si rifiutano di relazionarsi a lei come ad un essere sessuale. Le donne sono ancor più minacciate da lei, perché non possono dimenticare che è una donna. Hanno paura di identificarsi troppo con lei. Ha una libertà e un’indipendenza che le invidiano, e le sfida ad abbandonare la sicurezza delle proprie catene. Né gli uomini né le donne sono in grado di affrontare la realtà di una Cagna, perché farlo li costringerebbe ad affrontare la propria marcia realtà. E’ pericolosa. Così la liquidano come strega. Questa è la radice della sua stessa oppressione come donna. Le Cagne non sono oppresse solo in quanto donne, ma anche per non essere ‘come le donne’. Perché ha insistito per essere prima umana che femminile, di essere fedele a sé stessa prima di inchinarsi alle pressioni sociali, una Cagna cresce da outsider. Anche da ragazze, le Cagne violano i limiti del comportamento sessuale considerato accettabile. Non si identificano con le altre donne e poche hanno avuto la fortuna di avere un Cagna adulta come modello. Hanno dovuto disegnare la propria strada, e le insidie di questo percorso inesplorato ha contribuito in egual misura alla loro incertezza e alla loro indipendenza. Le Cagne sono ottimi esempi di come le donne possano essere abbastanza forti da sopravvivere anche alla socializzazione rigida e punitiva della nostra società. Da ragazze non ha mai del tutto attecchito nella loro coscienza l’idea che le donne dovrebbero essere inferiori agli uomini, in qualsiasi ruolo differente da quello di madre/compagna. Affermavano sé stesse già da bambine, e non hanno mai realmente interiorizzato lo stile servile, tutto moine e lusinghe, definito ‘femminile’. Alcune Cagne erano ignare delle consuete pressioni sociali, e alcune vi hanno resistito ostinatamente. Alcune hanno sviluppato uno stile femminile esclusivamente a livello epidermico, mentre altre sono rimaste maschiacci anche oltre i limiti temporali in cui tale comportamento viene tollerato. Tutte le Cagne hanno rifiutato, nella mente e nello spirito, di conformarsi all’idea che esistano dei limiti a ciò che possono essere e fare. Non hanno messo limiti alle proprie aspirazioni o alla propria condotta.
Per questa resistenza sono state duramente condannate. Sono state ridotte al silenzio, snobbate, derise,chiacchierate, schernite e ostracizzate. La nostra società ha reso le donne schiave e poi le ha condannate per il loro agire da schiave. È stato compiuto in modo molto sottile. Poche persone erano così dirette da affermare che le Cagne non piacevano loro perché non si conformavano ai giochi di ruolo sessuali.
In realtà, pochi erano certi del perché non gli piacessero le Cagne. Non si rendevano conto che era proprio la violazione (delle Cagne) della struttura fissata della realtà a mettere in pericolo la struttura stessa. In qualche modo, sin dalla prima infanzia, alcune ragazze non si conformavano ai modelli e diventavano perciò ottimi bersagli di scherno. Ma poche persone riconoscevano consapevolmente la radice dell’antipatia che provavano. Il problema non venne mai affrontato. Se se ne parlava, era fatto con commenti malevoli alle spalle di qualche ragazza. Alle Cagne veniva fatto capire che c’era qualcosa di sbagliato in loro. Qualcosa di intimamente sbagliato.
Le ragazze adolescenti sono particolarmente feroci nel gioco capro espiatorio. Questo è il momento della vita in cui alle donne viene insegnato che devono competere per il bottino più ambito (cioè gli uomini) che la società consente loro. Devono perciò affermare la propria femminilità o vedersela negata. Sono molto insicure di sé e adottano perciò quella rigidità compagna dell’incertezza. Sono spietate con le concorrenti e ancora di più con coloro che rifiutano di competere. Quelle di loro che non condividono tali preoccupazioni e non praticano l’arte dell’affascinare gli uomini, sono escluse dalla maggior parte delle occasioni di socialità. Se non se ne fosse avveduta prima, è in questi anni che una Cagna apprende di essere diversa.
Crescendo capisce meglio il motivo della propria differenza. Al momento di ricoprire posti di lavoro o partecipare a organizzazioni, le Cagne sono raramente soddisfatte di starsene in silenzio e fare ciò che viene detto loro. Una Cagna ha una mente tutta sua e vuole usarla. Vuole eccellere, essere creativa, assumersi responsabilità. Sa di esserne in grado e vuole usare le proprie capacità. Questo non è piacevole per gli uomini per cui lavora, cosa che del resto non è il suo obbiettivo primario. Quando si scontra con l’incrollabile muro dei pregiudizi sessuali, non si conforma. Si annienterà piuttosto, a furia di scontrarsi contro quel muro, perché non può accettare il ruolo, scelto da altri per lei, di ausiliaria. Di tanto in tanto riuscirà ad aprire un varco. Utilizzerà il proprio ingegno per trovare una scappatoia, o ne creerà una. Spesso è dieci volte meglio di chiunque altro competa con lei. E’ anche disposta ad accettare meno del dovuto. Come altre donne le sue ambizioni sono state spesso offuscate, e nemmeno lei è del tutto sfuggita all’etichetta di inferiorità posta sul “sesso debole”. Spesso accetterà la soddisfazione di essere colei che decide da dietro le quinte – a condizione di avere reale potere – e razionalizzerà il fatto di non desiderare davvero il riconoscimento che ottiene chi davvero siede sul trono. Poiché è stata schiacciata per la maggior parte della vita, per il fatto di essere una donna e di non essere una vera donna, una Cagna non sempre riconoscerà che ciò che ha raggiunto non è raggiungibile dalla donna comune. Una Cagna altamente competente spesso sminuisce sé stessa, rifiutando di riconoscere la propria superiorità. Suole dire che è nella media o anche meno; se lei può farlo, chiunque può.
Da adulte, le Cagne possono aver imparato il ruolo femminile, almeno per quanto concerne lo stile esteriore, ma vi si trovano raramente a proprio agio. Ciò è particolarmente vero per quelle donne che sono fisicamente Cagne. Vogliono liberare i propri corpi e le proprie menti, e deplorano lo sforzo che devono fare per limitare i propri movimenti o per interpretare il ‘proprio ruolo’ al fine di non disgustare le altre persone. Inoltre, dal momento che violano fisicamente aspettative riguardanti i ruoli sessuali,non sono così libere di violarle psicologicamente o intellettualmente. Un numero limitato di deviazioni dalla norma possono essere tollerate, ma troppe sono decisamente minacciose. È già troppo oltre non pensare come una donna, non parlare come una donna o non fare quelle cose che si suppone le donne facciano. Non apparire come una donna, muoversi come una donna o agire come una donna è inaccettabile. La nostra è una società rigida fatti di limiti angusti posti a misura della diversità umana. Le donne in particolare, sono definite dalle proprie caratteristiche fisiche. Le Cagne che non violano questi limiti sono più libere di violarne altri. Le Cagne che li violano per stile o dimensioni possono sentirsi un po’ invidiose di quelle che non devono limitare in maniera così notevole l’espansività della propria personalità e comportamento. Spesso queste Cagne vengono torturate maggiormente perché la loro devianza è sempre evidente. Ma trovano anche una compensazione, poiché essendo Cagne grandi e grosse hanno molte meno difficoltà ad essere prese sul serio rispetto alle donne di piccole dimensioni. Una delle fonti della loro sofferenza come donne è anche una fonte della loro forza.
La prova del fuoco, che la maggior parte delle Cagne affronta durante la crescita, le crea o le distrugge. Sono lacerate come corde tese fra due poli, l’essere fedeli alla propria natura o essere accettate come esseri sociali. Questo le rende persone molto sensibili, ma è una sensibilità che il resto del mondo ignora. Poiché esteriormente hanno spesso sviluppato una spessa callosità difensiva che può farle sembrare dure e amare, a volte. Ciò è particolarmente vero per quelle Cagne che sono state costrette a isolarsi al fine di evitare di essere rimodellate e poi distrutte dai propri coetanei. Coloro che invece hanno avuto la fortuna di crescere con compagni a loro simili, con genitori comprensivi, uno o due buoni modelli e una volontà molto forte, possono evitare alcuni degli aspetti peggiori dell’essere una Cagna. Dopo aver subito una punizione psicologica più blanda per il fatto di essere state quello che sono, possono accettare la propria differenza con la facilità che viene dalla fiducia in sé stesse.
Coloro che hanno dovuto fare tutto da sole hanno un percorso incerto. Alcune, finalmente, si rendono conto che il loro dolore non deriva solo dal loro non essere conformi, ma dal loro non voler conformarsi. Da ciò deriva la consapevolezza che non ci sia nulla di particolarmente sbagliato in loro, semplicemente non possono adattarsi a questo tipo di società. Molte, infine, imparano a isolarsi da un ambiente sociale così duro. Tuttavia, anche questo ha il suo prezzo. A meno che non siano prudenti e consapevoli, la sicurezza ottenuta in questo modo doloroso – senza supporto dalle proprie sorelle – è più spesso una forma di arroganza. Le Cagne possono diventare così indurite e callose che le loro ultime vestigia di umanità restano sepolte nel profondo e quasi distrutte.
Non tutte le cagne ce la fanno. Alcune, al posto di callosità, sviluppano ferite aperte. Invece di sicurezza, sviluppano una malsana sensibilità al rifiuto. Apparentemente forti esteriormente, dentro sono una poltiglia sanguinolenta, scorticate dalle frustate verbali continue che hanno dovuto sopportare. Sono Cagne incattivite. Spesso vanno in giro piene di risentimento e deviano la propria forza in rappresaglie improduttive, quando qualcuno le sfida a piantarla. Queste Cagne possono essere odiose, perché non si fidano mai realmente delle persone. Non hanno imparato a usare la propria forza in modo costruttivo.
Le Cagne che sono state mutilate come esseri umani, rivolgono spesso la propria furia su altre persone – in particolare su altre donne. Questo è uno degli esempi di come le donne siano addestrate a tenere sé stesse e le altre donne al loro posto. Le Cagne non sono meno colpevoli delle altre donne quando si parla di odio di sé stesse e di odio di gruppo, e quelle incattivite subiscono il peggio di entrambe queste afflizioni. Tutte le Cagne fungono da capri espiatori, e quelle che non sono sopravvissute alle continue sfide psicologiche diventano il bersaglio del disprezzo di tutti. Come gruppo, le Cagne sono trattate dalle altre donne allo stesso modo in cui le donne sono trattate in generale dalla società – tutto bene quando stanno al ‘proprio posto’, buone da sfruttare e come oggetto di pettegolezzi, in caso contrario devono essere ignorate o schiacciate. Minacciano la posizione della donna tradizionale, ma sono anche un gruppo di paria a cui costei può sentirsi superiore. La maggior parte delle donne si sentono sia migliori che gelose delle Cagne. Mentre si rassicurano per il fatto di non essere come queste streghe aggressive e mascoline, hanno il lieve sospetto che forse gli uomini, la cosa più importante della loro vita, trovino una Cagna libera, assertiva e indipendente preferibile come donna.

Le Cagne, allo stesso modo, non si preoccupano troppo delle altre donne. Crescono provando antipatia per le altre donne. Non riescono a relazionarsi con loro, non ci si identificano, non hanno nulla in comune con loro. Le altre donne hanno rappresentato la norma a cui loro non sono riuscite a conformarsi. Respingono perciò coloro che le hanno respinte. Questa è una delle ragioni per cui le Cagne che riescono a superare gli ostacoli posti davanti a loro dalla società, disprezzano le donne che non ci riescono. Tendono a pensare che la fortuna aiuti gli audaci. La maggior parte delle donne sono state le agenti dirette di gran parte della merda che le Cagne hanno dovuto sopportare e poche, di entrambi i gruppi, hanno la coscienza politica di capire il perché di tutto questo. Le Cagne sono stati oppresse da altre donne quanto, se non di più, che dagli uomini e l’odio espresso dalle altre donne è solitamente perfino maggiore.
Le Cagne sono spesso a disagio con le altre donne, anche perché di solito le altre donne sono percepite meno simili a loro – a livello psicologico – rispetto agli uomini. Le Cagne non amano particolarmente le persone passive. Hanno sempre un po’ paura di rompere le cose fragili. Le donne sono addestrate ad essere passive e hanno imparato ad agire in questo modo, anche quando non lo sono. Una Cagna non è molto passiva e non si sente a suo agio ad agire quel ruolo. Ma di solito non ama neanche essere prepotente – sia che si tratti di avversione naturale al dominio sugli altri, o di paura di sembrare troppo maschile. Perciò una Cagna può rilassarsi ed essere la sé stessa (non passiva) che è, senza preoccuparsi di ferire qualcuno, solo in compagnia di coloro che sono forti come lei. Questo accade più spesso in compagnia degli uomini che delle donne, ma quelle Cagne che non hanno ceduto totalmente all’odio di sé si sentono davvero a proprio agio solo in compagnia di altre Cagne. Queste sono le sue vere compagne e le uniche con cui non deve interpretare qualche ruolo. Solo con le altre Cagne una Cagna può essere veramente libera.

Sono momenti rari. La maggior parte del tempo le cagne rimangono psicologicamente isolate. Le donne e gli uomini sono così minacciati da loro e reagiscono in modo così negativo che le Cagne proteggono sé stesse con attenzione. Sono sospettose di quelle poche persone a cui pensano di poter dare fiducia, perché troppo spesso si rivelano buchi nell’acqua. Ma in questa solitudine è celata una forza e dal loro isolamento e dalla loro amarezza originano contributi che le altre donne non realizzano. Le Cagne sono le meno celebrate degli eroi meno celebrati in questa società. Sono pioniere, avanguardie, punte di diamante. Sia che desiderino o meno ricoprire questo ruolo, lo realizzano essendo semplicemente sé stesse. Molte non sceglierebbero consapevolmente di essere le antesignane per quella massa di donne per le quali non nutrono sentimenti di sorellanza, ma non possono evitarlo. Coloro che violano i limiti li ampliano, o causano falle nel sistema.
Cagne sono state le prime donne ad andare all’Università, le prime a rompere il soffitto di cristallo delle professioni, le prime rivoluzionarie sociali, le prime sindacaliste, le prime capaci di organizzare altre donne. Perché non erano esseri passivi e hanno agito spinte dal risentimento di essere schiacciate, hanno avuto il coraggio di fare quello che le altre donne non avrebbero fatto. Hanno subito l’artiglieria pesante e la merda che la società serve a coloro che vorrebbero cambiarla, e hanno aperto alle altre donne porte sul mondo che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Hanno vissuto ai margini. E da sole o con il supporto delle proprie sorelle hanno cambiato il mondo in cui viviamo.
Le Cagne sono, per definizione, esseri marginali di questa società. Non hanno un proprio posto e in ogni caso non lo occuperebbero anche se esistesse. Sono donne, ma non ‘vere donne’. Sono esseri umani, ma non di sesso maschile. Alcune non sanno nemmeno di essere donne perché non riescono a relazionarsi con le altre donne. Possono divertirsi a giocare un ruolo femminile alle volte, ma sanno che si tratta di un gioco. La loro maggiore oppressione psicologica deriva non dalla convinzione psicologica di essere inferiori, ma dal sapere di non esserlo. Così, gli è stato rinfacciato per tutta la vita di essere streghe. Naturalmente sono stati usati anche termini più gentili, ma il messaggio è comunque arrivato. Come alla maggior parte delle donne è stato insegnato loro ad odiare sé stesse e tutte le altre donne. In modi diversi e per ragioni diverse, forse, ma l’effetto è lo stesso. Interiorizzare un’idea di sé negativa si traduce sempre in una buona dose di amarezza e risentimento. Questa rabbia è di solito o rivolta contro di sé – rendendo una persona sgradevole, o su altre donne – rafforzando perciò gli stereotipi sociali. Solo attraverso la coscienza politica la rabbia viene rivolta all’origine del problema – il sistema sociale.

La maggior parte di questo manifesto ha parlato delle Cagne. Il resto riguarderà invece CAGNA. L’organizzazione non esiste ancora, e forse non esisterà mai. Le Cagne sono così dannatamente indipendenti e hanno imparato così bene a non fidarsi di altre donne che sarà difficile per loro imparare a fidarsi, anche tra di loro. Questo è ciò che CAGNA deve insegnare loro a fare. Le Cagne devono imparare ad accettarsi come Cagne e dare alle proprie sorelle il supporto di cui hanno bisogno per essere Cagne creative. Le Cagne devono imparare ad essere orgogliose della propria forza e orgogliose di sé stesse. Devono abbandonare l’isolamento che le ha protette e aiutare le loro sorelle più giovani ad evitarne i pericoli. Devono capire che le donne sono spesso meno tolleranti delle altre donne rispetto agli uomini, perché gli è stato insegnato a vedere tutte le donne come nemiche. E le Cagne devono formare un movimento per affrontare i problemi in maniera politica. Devono organizzare la propria liberazione così come tutte le donne devono organizzare la loro. Dobbiamo essere forti, dobbiamo essere militanti, dobbiamo essere pericolose. Dobbiamo renderci conto che ‘Cagna è bella’ e che non abbiamo nulla da perdere. Niente di niente.

Questo manifesto è stato scritto e revisionato con l’aiuto di alcune delle mie sorelle, a cui è dedicato.

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