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  1. Valeria at |

    Non è il primo intervento del genere che leggo, dalla mia posizione di schiacciante normalità: mi domando, in tutta sincerità, cosa fare davanti alle pressanti richieste etiche che uno scritto del genere pone.

    Mi domando, per iniziare, che dialogo possa esistere: molte delle affermazioni qui presenti sono così forti da non ammettere repliche.
    Senza contare che la mia normalità, che è il mio privilegio e la mia gabbia, potrebbe essere percepita come una mancanza insanabile, un non poter capire a prescindere.

    Posso essere totalmente d’accordo quando si dice che si dovrebbe smettere di elogiare la maternità come il massimo a cui non solo la donna, ma tutta la società, possa aspirare, ma non sono d’accordo nel dire che lo Stato non dovrebbe aiutare le famiglie e le donne con figli: per me lo Stato deve garantire assistenza medica a tutti quelli che vivono sul suo territorio. In gravidanza, in malattia, in qualunque circostanza sia necessario. Ad esempio, la denuncia che viene fatta qui e altrove del calvario che le persone trans devono passare è giustissima e, per come la vedo io, dovrebbero essere sostenute con la sanità pubblica. Tramite le tasse, certo, le tasse degli etero 😀
    Non trovo che sia vittimismo chiederlo, non è vittimismo farlo notare, anzi, è una rivendicazione più che giusta.

    E poi, non posso fare a meno di non essere d’accordo con la liquidazione della famiglia come luogo di oppressione, orrore e come sistema di repressione organizzata dal patriarcato.
    Sì, c’è tutto questo in molte famiglie.
    E tutto il resto? Io non posso fare a meno di pensare che siano le persone a rendere la casa, la famiglia, un posto sano o un posto malato. Il concetto di famiglia è un concetto vuoto: va valutato caso per caso. Ci si perde nelle miriadi di casi concreti? Sì, certo, ma trovo che sia l’unico modo per salvaguardare le individualità.
    Oltretutto, non riesco a comprendere come si possano definire “omosessuali misogni” e “lesbiche patriarcali” quegli individui che desiderano una famiglia pur non essendo eterosessuali… così come non riesco a condividere l’idea che una donna che sceglie di avere un figlio contribuisce automaticamente al sistema che ci fotte tutti. Senza possibilità di uscita.
    Trovo che, più che stimoli a riflettere, siano aspre colpevolizzazioni.

    Nonostante i punti di disaccordo che ho trovato (ma il punto non è l’essere in disaccordo: è la sensazione che in certi casi ci sia scritto “è così e chi non lo vede o è cieco o è in malafede”, cosa che impedirebbe ogni ulteriore dialogo), ringrazio Frieda per aver scritto l’articolo.
    Non voglio che nessuno stia zitto o nascosto, voglio che tutti parlino, si esprimano e si espongano liberamente e come meglio credono, voglio che tutti abbiano gli stessi diritti e le stesse libertà all’interno dello Stato così com’è oggi: moltiplicare i punti di vista non può che essere positivo.

    Valeria

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